Marando arrestato a Roma

VOLPIANO Non aveva perso tempo. Uscito di prigione quattro mesi prima, Rosario Marando - esponente di spicco della cosca della ‘ndrangheta insediata a Volpiano - non ha aspettato molto a rimettersi in attività: così il 27 novembre 2013 a Roma ha sequestrato per qualche ora Vincenzo Coluccio, rampollo di una famiglia mafiosa calabrese. Per questa ragione l'uomo, nato a Platì (Rc) il 18 ottobre 1968 e condannato all'ergastolo per il triplice omicidio avvenuto a Volpiano nel 1997, è tornato in cella martedì mattina. Lo hanno arrestato i carabinieri di Roma nel corso di un'indagine della procura capitolina. A Roma, nel quartiere San Basilio, si era insediato dopo aver lasciato Volpiano. Da lì stava cercando di rimettere mano al tesoro accumulato da suo fratello Pasqualino, altro criminale di spessore all'interno della famiglia da anni insediata nel Canavese. Il fratello, scomparso in un caso di "lupara bianca", aveva lasciato un patrimonio accumulato in anni di narcotraffico e parte di questo denaro era stato affidato ai Coluccio per fare degli investimenti nel settore alberghiero della Costa Jonica. I soldi del fratello Pasqualino non sono gli unici a interessargli. C'erano anche quelli che il figlio Alfredo aveva prestato a un uomo. Per riaverli Marando era pronto a intervenire in Calabria «a costo di rompere la sorveglianza», quella a cui è sottoposto: «Lo ammazzo per davvero!». Il 55enne era stato scarcerato nel luglio 2013, nel corso del processo Minotauro: i giudici avevano ritenuto poco precise le accuse contro di lui fatte dai pentiti, tra cui il fratello Rocco Marando, e dai testimoni, tra cui la cognata Maria Stefanelli, moglie di Francesco "Ciccio" Marando (il cui corpo è stato ritrovato nei boschi di Condove nel 1996). Tornato libero e viene assolto nel processo "Minotauro", dove era accusato di essere un ‘ndranghetista, ma condannato - nell'aprile 2014 - all'ergastolo per il triplice omicidio avvenuto a Volpiano nel 1997, di Antonio Stefanelli, del nipote Antonino e di Francesco Mancuso. Si trattava di una vendetta fatta dai Marando per la morte di Ciccio, ucciso dal cognato che aveva dei debiti di droga. Nonostante quella condanna a vita Rosario Marando era ancora libero. Andrea Giambartolomei