Le Regioni firmano l’intesa con il governo
di Gabriella Cerami wROMA «Accettiamo un sacrificio pesante». Con queste parole il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, dopo mesi di trattive, annuncia l'intesa siglata con il governo sulla Legge di stabilità. Intesa che toglie ai bilanci regionali 5 miliardi e duecentocinquanta milioni di euro, di cui oltre due miliardi alla Sanità. Ma il Veneto non firma l'accordo e annuncia ricorso alla Consulta. Oltre al mancato incremento del Fondo Sanitario, i tagli andranno a toccare per 750 milioni il Fondo di Sviluppo e Coesione, per 285 milioni il fondo per l'edilizia sanitaria e infine 364 milioni arriveranno da altri fondi che ancora non sono stati individuati. Per il sottosegretario agli Affari Regionali, Gianclaudio Bressa, l'accordo è un «risultato positivo, dovuto al forte senso di responsabilità che le Regioni hanno mostrato». Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, è soddisfatto e dice: «Bene che governo ed Enti locali abbiano raggiunto l'intesa. I Comuni avranno un abbattimento degli obiettivi di patto di oltre il 70% rispetto allo scorso anno e potranno investire per la crescita e per la qualità delle città». Il Veneto si sfila senza se e senza ma, e annuncia ricorso alla Corte costituzionale. «Non abbiamo deliberatamente partecipato alla Conferenza delle Regioni», dice il governatore Luca Zaia, per il quale i «tagli sono indiscriminati, lineari, avventati e illegittimi». Dunque, «ribadiamo il nostro "no" con tutta la forza possibile, siamo sulle barricate e ci resteremo, anche di fronte alla Consulta cui siamo ricorsi. È una legge di stabilità - attacca ancora Zaia - che colpisce i virtuosi e non incide sugli sprechi». In questo contesto, di certo, tutte le altre Regioni non gioiscono. «È un farci piacere le cose - precisa Chiamparino - con l'impegno a lavorare perché questo valga solo per il 2015». Perché «per un anno si può tirare la corda ma, nel settore sanità, con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) e con i nuovi farmaci salva vita, nel 2016 bisogna tornare ad un aumento del fondo». In sostanza il Fondo sanitario nazionale, pari a 110 miliardi di euro per il 2014, doveva arrivare a 111,6 nel 2015, ma questo incremento non ci sarà, anzi ci sarà una diminuzione. L'intesa sottoscritta ieri tra Stato e Regioni prevede, tuttavia, la costituzione di un tavolo di lavoro che entro il 31 marzo dovrà ripartire i tagli nel settore della sanità. Molto critica anche la Cgil, che bacchetta l'esecutivo ma anche le Regioni che hanno accettato l'accordo: «Siamo davanti alla solita ricetta dei tagli alla sanità, alla rappresentazione dell'ipocrisia del governo e alla pochezza di una Conferenza delle Regioni inerte». ©RIPRODUZIONE RISERVATA