CORREVA L'ANNO»1995

di Rita Cola wIVREA «Raccontare il mio Storico carnevale del 1995?». Sorride, Gianni Celleghin, seduto dietro la sua scrivania nello studio di commercialisti di via Circonvallazione. A uno che, nel suo background, conta la partecipazione a qualcosa come almeno una cinquantina di carnevali, chiedere qualcosa proprio di quell'anno lì pare curioso. Quell'anno - ne sono passati venti - Gianni Celleghin ha indossato i panni del Sostituto gran cancelliere. E non era la prima volta. Aveva già fatto un triennio - 1989-1990-1991, che ha rappresentato un cambio generazionale in alcune figure chiave, anche dell'organizzazione - e il 1995 è stato il primo anno di un nuovo biennio. Quindi, sulla carta, quello che potrebbe apparire meno interessante, quello dove già conosci le emozioni, dove hai già dato una tua impronta. E non è neppure l'ultimo Carnevale, quello della nostalgia, quello dell'ultimo verbale dove, oltre alle cronache per la storia della tradizione, si lascia una sorta di testamento sull'esperienza trascorsa e una morale della favola su ciò che si pensa di una tradizione secolare come questa. Celleghin, su questo punto, ha le idee chiarissime: vede il Carnevale come una sorta di energia che parte dal basso e di intrufola tra le persone, le invade, le porta in piazza con nuovi entusiasmi ogni anno, in qualsiasi momento. E quindi ogni Carnevale ha le sue emozioni e Gianni Celleghin racconta di come aveva vissuto quel ritorno nel ruolo della voce e la storia del Carnevale. «L'ho fatto per i bambini - racconta -. Io mi sono sempre trovato benissimo con i bambini. Forse perché riesco a rapportarmi in un certo modo e loro si divertono tantissimo, con me, forse perché io stesso sono un bambone! Io, interiormente, quell'anno lo avevo vissuto così. Io credo nella forza dei bambini che saranno gli adulti di domani, capaci di portare avanti la tradizione». Quel Carnevale, insomma, è stato vissuto in modo molto intimo: «È stato l'anno - il 1995 - in cui, per l'ultima volta, il Generale ha fatto il bis». Quel Generale era Renzo Sabolo, prematuramente scomparso nel 2004. Ma, soprattutto, quell'anno si è cementata un'amicizia: «Ho imparato a conoscere Renzo - racconta Gianni Celleghin - ed è nata una bellissima amicizia. Abbiamo avuto una grande comunanza di intenti, siamo stati molto vicini. Prima di quel Carnevale non ci conoscevamo, lui era più grande e avevamo avuto percorsi diversi. Da allora ci siamo frequentati parecchio. Era davvero una persona particolare, che poteva apparire burbero, ma non poi non lo era. È stata una persona che moltissimo ha dato al Carnevale e che teneva moltissimo che tutto, attorno a lui, fosse in armonia». Celleghin dice anche che, quel sabato grasso del Carnevale 1995, ha capito che bissare l'esperienza di Generale non è forse il massimo. «Renzo era una persona che ha vissuto intensamente la festa e che aveva avuto un riscontro straordinario nel Carnevale 1994 - ricorda -. Piaceva alla gente, sapeva creare un'empatia incredibile. Lui non aveva voluto conoscere le Mugnaie prima del sabato sera e nel 1995, entrando in sala Dorata, quando vide Violetta (era Laura Valente, ndr) rimase un attimo confuso perché anche lui capì, in quel momento, che stava vivendo una nuova esperienza rispetto all'anno precedente». Celleghin ricorda come ebbe un attimo di smarrimento prima di rientrare - perfettamente - nella parte.