Week end di pensieri Accetto, sarò Generale

di Vincenzo Iorio wIVREA Più che un diario delle emozioni e delle sensazioni di chi vive da protagonista il Carnevale di Ivea, quello di Pierluigi Percivalle, Pigi per gli amici, è un lungo percorso, anche introspettivo, di chi a sessant'anni decide di mettersi in gioco, di assaporare il gusto della ribalta partendo da quei limiti caratteriali imposti dalla riservatezza e dalla timidezza. Il 14 novembre Tutto comincia di venerdì. Sono le 19.30 e Pigi è nel suo ufficio di piazza Lamarmora, chino sulle pratiche assicurative. Davanti un fine settimana di relax da trascorrere con la moglie Donatella Libertini, insegnante alla primaria D'Azeglio, e i figli Nicolò e Marta, studenti universitari a Torino, che proprio in quei minuti stanno tornando a Ivrea. La telefonata, che vale come un terremoto, è quella della Fondazione del Carnevale. La voce è quella di Gian Piero Frigo. «Ciao, dove sei? Avrei bisogno di parlarti, posso fare un salto da te in ufficio?». «Vieni, sali pure». «Tutto avrei immaginato quella sera - racconta Percivalle - non certo al Carnevale, in quel momento così lontano da me». L'approccio di Frigo è molto diretto: «Pigi, abbiamo pensato che tu devi fare il Generale. Non puoi dirci di no. Sei la persona giusta per quest'anno». «Quanti giorni ho per pensarci?». «Non più di due, lunedì devi darci una risposta». Mezzora dopo, a casa, la moglie e Nicolò sono coloro che lo esortano ad accettare la sfida «ma la decisione spetta a te». La figlia Marta è molto più diretta: «Papà, lo sai che ho un carattere particolare. Fai come vuoi, ma se non accetti non ti parlo per un mese». Sorride oggi Percivalle nel raccontare quei momenti che gli sembrano già così lontani. «Il giorno dopo ho chiamato mio fratello Pino, di qualche anno più grande di me, Generale nella campagna del 1993 - racconta Pigi -. Con lui prendo appuntamento per la domenica mattina. Gli dico che mi hanno proposto il ruolo che lui ha già ricoperto e che voglio un suo parere». Il 16 novembre Alle sette è già sveglio. «Lo confesso, stavo per telefonare a Frigo e dirgli che non me la sentivo - ricorda -. Avevo in mente l'esuberanza e la straordinaria capacità di relazionarsi con gli altri del mio predecessore, Morris Stracuzzi. Io sono una persona riservata e per questo mi sentivo inadeguato a ricoprire quel ruolo. Ma prima di decidere volevo parlare con Pino, con mio fratello». E sarà quest'ultimo a spazzare via gli ultimi dubbi di Percivalle. «Pigi, io ci ho pensato a lungo: tu devi fare il Generale. Devi essere orgoglioso se alla Fondazione hanno pensato a te. Puoi fare il Generale, sei in grado di interpretare quel ruolo». Il lunedì Pigi chiama Frigo di buon mattino: «Il dado è tratto. Sarò Generale». E, guardando alla casualità dei numeri, Pierluigi Percivalle lo sarà esattamente 25 anni dopo essere stato braja bianca. Correva l'anno 1990 e il Generale era un suo caro amico oggi scomparso, Maurizio Neviani. «Allora - ricorda - il Generale chiamava i suoi Aiutanti e quell'anno aveva scelto me, mentre l'anno prima era toccato a un altro nostro caro amico (anche lui scomparso), Paolo Bravo, poi a sua volta Generale nel 1996» Il 20 novembre Il primo banco di prova è la conferenza stampa in cui la Fondazione presenta i personaggi maschili nella sala Dorata del municipio. «Non sono abituato a parlare in pubblico e mi ero ripromesso di dire giusto due parole - racconta -. L'emozione era tanta e, fuori da ogni retorica, mi sentivo onorato di vestire i panni del Generale e, soprattutto, di mettermi a disposizione di questa festa civica. Una festa meravigliosa». Dopo quella conferenza, Pigi ha capito una cosa: «Voglio vivere ai cento all'ora questa esperienza. Non voglio perdermi neppure un istante. Troverò il tempo per tutto, voglio vivere al massimo ogni minuto di questa esperienza. La mia esperienza».