Contro l'operaio fu spedizione punitiva
di Vincenzo Iorio wOZEGNA Quella messa in atto contro Arber Vladi, l'operaio di 27 anni massacrato di botte la notte del 7 agosto 2011 a Ozegna, fu una vera e propria spedizione punitiva. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari Alessandro Scialabba nell'ordinanza in cui ieri mattina ha chiesto il rinvio a giudizio coatto di tre persone. Si tratta di Galdino Bornacin, 53 anni, Davide Ferrari, di 32, e Maurizio Cosso, 33 anni, tutti residenti a San Giorgio Canavese. Viene così respinta la richiesta di archiviazione della procura della Repubblica su opposizione di una parte civile molto battagliera, gli avvocati Mario Benni ed Enrico Scolari. I tre adesso compariranno davanti a un altro giudice per l'udienza preliminare con l'accusa di concorso anomale in lesioni personali. Archiviata invece la posizione di una quarta persona una ragazza di trent'anni indagata per falso giuramento, che quella maledetta sera era in compagnia del gruppo. Per quel pestaggio che portò Arber Vladi in coma sono stati già condannati, con rito abbreviato, i fratelli Eros e Luca Monteu Saulat, di 35 e 34 anni, anche loro di San Giorgio. Il primo dovrà scontare agli arresti domiciliari 4 anni e due mesi; il secondo dovrà scontare una pena di un anno e sei mesi. Ma la responsabilità, secondo il gip, non fu solo loro: Bornacin (avvocati Bianco e Davoli) Ferrari (avv. Sado) e Cosso (avv. Mussano) parteciparono a una spedizione punitiva. «È indubbio - scrive il gip Scialabba - che fosse stata concordata, anche in maniera implicita, un'aggressione fisica nei confronti della vittima». A riprova di questo il fatto che quella sera non solo Vladi venne colpito violentemente al volto, ma anche il suo amico venne spintonato, colpito e fatto cadere a terra. Ma cosa successe quella notte del 7 agosto di quattro anni fa? Vladi, di origine albanese, che allora lavorava in una cascina di Agliè, era andato con un amico alla birreria Sir Drake di Ozegna. Di certo aveva alzato un po' troppo il gomito, tanto che quando uscì dal locale spaccò con un pugno il finestrino di una Golf in sosta. L'auto sbagliata, quella di Bornacin che insieme ai suoi amici raggiunse Vladi e il suo amico in via Cavour, poco distante, vicino ai cassonetti dei rifiuti. Ad avere la peggio fu Vladi che fu colpito da una serie di pugni e calci. Un pugno in particolare, violentissimo, gli fece perdere i sensi e battere il capo a terra. Quella notte Arber perdeva sangue dalla testa, dalle orecchie e dalla bocca come hanno testimoniato i soccorritori. Tutti fuggirono lasciandolo agonizzante. E quando il suo amico disse: «Ma cosa avete combinato?, lo avete quasi ammazzato», uno degli aggressori rispose: «Non ce ne importa nulla. A noi interessa solo della macchina». Il ragazzo restò in coma per diversi mesi, mentre le indagini non approdavano a nulla di concreto. Dopo una lunga riabilitazione Vladi era riuscito a riprendersi arrivando egli stesso a riconoscere le persone responsabili della sua aggressione. Oggi Arber Vladi non vive più in Canavese. Risiede ad Alessandria con la moglie, la figlia piccola, e la sua famiglia di origine. Ha subito molteplici e delicatissimi interventi chirurgici. Oggi soffre di epilessia e demenza post traumatiche molto probabilmente insanabili.