Ciccio De Carli: «Tanti falli difficile capire»
di Alessandro Cecioni Giampiero Ciccio De Carli, 45 anni fra un mese, allenatore responsabile della mischia azzurra, ci pensa un po' prima di rispondere. «Perché l'arbitro fischia così spesso durante le mischie ordinate? Le potrei dire che so perché c'è la possibilità che ci siano tanti falli da sanzionare, ma non saprei dirle quale fallo è stato sanzionato in quel momento e le assicuro che non lo sa nemmeno chi è stato punito». Mischia ordinata. «Partiamo dalla definizione – continua De Carli – si chiama mischia ordinata perché tutto ciò che avviene nello scontro fra i due pack è ordinato secondo regole precise. A partire dalla preparazione con l'arbitro che dà tre ordini: bassi, legare, contatto. Frazioni di secondo in cui tutto si decide, perché basta una piccola variazione dell'angolo di ingresso delle prime linee e tutto cambia, sia nei rapporti di forza fra i due pacchetti, sia nella possibilità che un comportamento venga sanzionato dall'arbitro». Una fase di gioco unica. «Faccio un piccolo passo indietro. In nessun altro sport esiste una lotta fisica di otto contro otto, sedici persone che mettono nel contatto fra di loro una forza esplosiva. Questo fa della mischia ordinata la fase di gioco più importante del rugby, la migliore base per l'attacco». Organizzazione e dettaglio. «Per conquistare il pallone occorre che due elementi funzionino alla perfezione: organizzazione e dettaglio. Dobbiamo essere perfettamente organizzati, tutti e otto, e dobbiamo curare ogni dettaglio. Tutto il pack deve fare la stessa cosa, con ordine, nello stesso momento, se solo un giocatore ritarda, sbaglia un appoggio, scivola, l'organizzazione verrà meno e ci saranno forti possibilità di perdere la mischia o di venire sanzionati dall'arbitro». Linee di spinta. «Per il regolamento – dice ancora De Carli – tutti devono spingere diritti davanti a loro, ma osservare questa regola è praticamente impossibile. È la natura stessa della mischia a impedirlo. Guardiamo la prima linea, pilone sinistro, numero 1, tallonatore, numero 2, e pilone destro, 3. Il pilone sinistro ha una spalla libera e la testa esterna all'avversario, il tallonatore le spalle dentro la mischia, così come il pilone destro. Il sinistro con la spalla libera può mettere sotto pressione il suo avversario che invece è bloccato e che, sempre secondo il regolamento, dovrebbe legarlo dall'alto, cosa fisicamente impossibile. Così in una frazione di secondo il pilone destro, l'elemento portante della mischia, deve trovare il giusto assetto, impedire all'avversario di trovare una posizione di spinta ed evitare di farsi spingere lateralmente contro il tallonatore avversario perché questo è un fallo sanzionabile con calcio di punizione». Pochi secondi e l'arbitro fischia. «Questione di decimi di secondo, se l'organizzazione ha funzionato, se entriamo diritti e solo dopo l'avversario ci costringe al fallo, l'arbitro punirà l'avversario. Altrimenti saremo penalizzati noi. Ma dato che tutto si svolge in una frazione di secondo è la sensazione dell'arbitro quella che conta. Poi certo c'è la mischia che crolla, la mischia che si stappa, che gira. Falli sulla cui intenzionalità l'arbitro e solo lui può decidere. Lavoro difficile il suo. E il mio. Abbiamo solo una settimana per mettere a punto l'organizzazione, trovare i tempi». Sei-otto mischie a partita. «In ogni partita si giocano ormai pochissime mischie. Cambiare, trovare soluzioni in corsa è impossibile. Ho visto che gli arbitri stanno iniziando a considerare giocata bene la palla che arriva fra i piedi del numero 8. È una tendenza, mi trova d'accordo, solo così si può sperare di vedere più gioco». ©RIPRODUZIONE RISERVATA