Applausi bipartisan Per un giorno tregua tra i partiti
di Fiammetta Cupellaro wROMA Il discorso del nuovo presidente della Repubblica è finito da pochi minuti che in Transatlantico si affaccia il ministro dell'Interno, Alfano. È sorridente, felice. «È stato un discorso robusto, forte dal punto di vista morale. Dopo averlo sentito sono sempre più convinto di averlo votato», sono state le sue prime parole. Eppure fino a sabato mattina, il leader di Ncd sembrava intenzionato a votare scheda bianca, a preferire una ritrovata pace con Berlusconi piuttosto che restare al fianco del segretario-premier "accusato" di aver concordato il candidato al Colle solo con l'assemblea del Pd. Ma ieri tra i due leader sembrava tornato il sereno. A Montecitorio hanno seguito seduti vicini il discorso di Mattarella, hanno perfino scherzato. Una gestualità mostrata a favore delle telecamere come un chiaro gesto politico. A voler dimostrare che gli attriti sono lontani e che il governo è salvo. E se ci fosse stato ancora qualche dubbio è stato Alfano a tranquillizzare tutti in Transatlantico: «Le riforme vanno avanti. Con questo presidente ci sarà un filo di continuità con il presidente Napolitano». Il faccia a faccia con Renzi è previsto già oggi. Scuro in volto invece il suo collega di partito, il ministro Maurizio Lupi che entrato tardi in Aula, non ha trovato posto sui banchi di governo. Sarà costretto a sedersi su un posto rimediato in prima fila tra quelli riservati al centrodestra. Sorrisi tanti, volti scuri pochi dopo il discorso di Sergio Mattarella. Paolo Sisto, deputato di Forza Italia e fedelissimo di Berlusconi ha partecipato a quasi tutti i 42 applausi tributati al nuovo presidente. Era entusiasta: «Il passaggio più rilevante è il riferimento alla figura di arbitro. Quel "sarò imparziale" lo ha pronunciato alzando il tono. Averlo sottolineato vuol dire svelenire le polemiche che ci sono state prima del voto». Patto del Nazareno salvo, dunque? Daniela Santanchè è scettica: «Provare per credere. Speriamo che le sue parole sulla necessità di essere arbitro imparziale si traducano in realtà». «Noi giochiamo correttamente. Lo farà Matteo Renzi?» si domanda la capogruppo di Area Popolare Nunzia De Girolamo. Sono le 11 quando il Transatlantico comincia a spopolarsi e tra i divani scatta il "gioco" di chi è stato invitato al ricevimento al Quirinale e chi no. Pier Ferdinando Casini ha già il cartoncino in tasca quando si ferma per una battuta. In questi giorni ha lavorato per ricucire lo strappo nel centrodestra. Gli toccherà continuare. «Quel richiamo all'unità di cui ha fatto riferimento anche il presidente nel suo discorso, resterà la mia priorità», promette. Si mette il cappotto di corsa anche il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, mentre l'ex premier Enrico Letta si ferma in Transatlantico: «Il discorso del presidente è impegnativo per tutti. Carico di speranze. Mattarella sarà un arbitro imparziale, ma forte e inflessibile». Chi invece fa di tutto per mostrare che lui al Quirinale non è voluto andare è il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia. A lui il discorso di Mattarella non è piaciuto: «Mancava il richiamo alle autonomie. Ora mi aspetto che sciolga le Camere e si vada a nuove elezioni». E mentre il suo collega del Carroccio, Calderoli si aggirava per Montecitorio in jeans e foulard colorato, Pier Luigi Bersani ci ha scherzato su. A chi gli chiedeva come mai, lui non era stato invitato al ricevimento visto «che è un ex presidente del Consiglio incaricato», Bersani ha risposto ironico «come no, incaricato e pure scaricato...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA