Beppe, la Morte è la sua passione

IVREA Si definisce, con grande modestia, "presidente per caso", Giuseppe Sado, al quale, nel 2010, il direttivo conferì la prima carica dell'Associazione Aranceri della Morte. «Un gesto di fiducia che mi ha onorato, nonché un incarico che cerco di assolvere nel migliore dei modi. L'importante, tuttavia, per me, è far parte della squadra». In realtà, Sado non è assolutamente da meno del predecessore, Ino Braghieri, in quanto a prestigio e senso di responsabilità nei confronti del suo gruppo di aranceri e lo dimostra l'aumento esponenziale di iscritti e l'aumento di interesse della gente verso le iniziative della gloriosa Morte tra le quali spicca certamente la consegna del Cuore di San Grato, cerimonia sempre più seguita e apprezzata. Per questo, Beppe Sado entra a buon diritto nell'elenco dei candidati a protagonisti del gioco della Sentinella che punta a raccontare le storie di chi vive il Carnevale e, secondo i lettori che segnalano e votano, meglio incarna l'anima di una tradizione ultracentenaria. Beppe Sado, dalla sua, vanta un'esperienza lunghissima. Quarant'anni alle spalle di militanza nella squadra, d'altro canto, non sono certo cosa da poco: «Mi sono iscritto diciannovenne - spiega - incuriosito e affascinato dai racconti di un amico arancere, Michele Stillavato, venuto ad abitare, dopo il matrimonio, nella frazione Cerone di Strambino, dove sono nato e tuttora risiedo con la mia famiglia. Fu lui a coinvolgere me e altri ragazzi nella squadra. Nel mio caso, va sottolineato, non fece molta fatica: già da bambino, infatti, quando un cugino che lavorava in via Palma mi portava al Carnevale di Ivrea, provavo simpatia per questo gruppo di aranceri e, soprattutto, per le casacche sulle quali mi aveva molto colpito il caratteristico teschio. Ricordo che mi riparavo dietro le cassette delle arance, accatastate in piazza di Città, e seguivo con passione le varie fasi del tiro». E sottolinea: «Ho sempre amato la Morte e anche quando, negli anni Settanta, alcuni nostri aranceri, tra i quali diversi amici, uscirono dal gruppo per entrare nelle nuove squadre di Diavoli e Mercenari, io scelsi di restare e di continuare con quella squadra». La passione di Sado è confermata da mille dettagli. Su tutti, un aneddoto curioso. Quando nacque il figlio Alessandro, lo iscrisse immediatamente nella squadra e lo portò con sè, con poco più di un anno d'età, nella sfilata del sabato sera: «Oggi è lui a trasmettere agli altri questo piacere dell'appartenenza alla Morte e ha portato nella squadra parecchi suoi amici di Cerone». Sado si dice lieto anche per il massiccio numero di iscritti, circa 500 aranceri effettivi, oltre a 200 simpatizzanti, alcuni in giovanissima età, che rappresentano il futuro della squadra. Il ricordo più bello? «Tutti. I Carnevali, infatti, non sono mai uno uguale all'altro e ogni ricordo è speciale. Certo l'emozione fu grande quando, nel 1999, consegnammo una targa a Rita Levi Montalcini, madrina della Partita per la vita giocata al Pistoni e organizzata dagli Aranceri della Morte». Franco Farnè