La parola a un insegnante della cosiddetta quota 96

Come sappiamo, la riforma delle pensioni Maroni, ministro del Lavoro e delle politiche sociali durante il terzo governo Berlusconi (2005-2006), ha portato di colpo il requisito pensionistico relativo all'età anagrafica da 57 a 60 anni: è il famoso gradone. Successivamente, in campagna elettorale Cesare Damiano, ministro del Lavoro e della Previdenza sociale nel secondo governo Prodi (2006-2008), dichiara di voler eliminare questo gradone. Ma, una volta al governo, propone i gradini, vale a dire l'aumento di 1 anno di età (come requisito di età anagrafica) ogni 2 anni solari. La sua riforma verrà approvata, ma in una forma più restrittiva: l'aumento di 1 anno di età ogni 18 mesi. E così quelli nati entro i primi sei mesi del 1952 non riescono più ovviamente raggiungere i 57 anni entro il 31.12.2008, mentre con la forma meno restrittiva avrebbero avuto tempo fino al 30.6.2009. Dopo la riforma Fornero può andare in pensione solamente chi ha compiuto 60 anni di età, più 36 anni di contribuzione; oppure 61 anni di età più 35 di contribuzione (è la cosiddetta "quota 96"). E ciò, però, entro il 31.12.2011. Solo che per la scuola i requisiti si raggiungono entro la fine dell'anno scolastico in corso, cioè entro il 31.8.2012. Si tenga conto inoltre che la riforma è stata approvata ad anno scolastico già iniziato. Risulta pertanto illegale non permettere il pensionamento nell'unica finestra d'uscita, quella del 1.9.2012, a coloro che, come me, hanno raggiunto i requisiti entro l'anno scolastico 2011-2012. Come si vede, si tratta di una nuova porcata in itinere, simile a quella che pose in essere l'ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli nel 2005 a pochi mesi dalle elezioni politiche. Pur avendone dunque maturato i requisiti, per un grossolano errore dell'allora ministra del Lavoro Elsa Fornero (aveva confuso l'anno solare con quello scolastico), gli insegnanti non possono vedersi riconosciuto il diritto di andare in pensione. I governi Monti, Letta e Renzi non hanno voluto correggere l'errore, riconosciuto peraltro dalla stessa Fornero. Ma lasciamo stare il primo: almeno questi due ultimi governi avrebbero dovuto farlo, se non altro perché retti da presidenti del Consiglio provenienti dal Pd, dal partito democratico, da un partito che dovrebbe essere a favore dei lavoratori. E invece no. Eppure, sostiene Silvia Chimienti del M5S, l'errore si potrebbe superare facilmente tenendo come valido il termine del 31.8.2012 per pensionare tutti coloro che hanno maturato i requisiti precedentemente a quella data. Ma né gli ex ministri Profumo e Carrozza né tanto meno l'attuale ministra Giannini hanno fin qui voluto correggere questa anomalia, provando ad esempio a superarla con un emendamento o all'attuale riforma della scuola o alla legge di Stabilità. Le risorse ci sarebbero, sostiene la Chimienti, ma manca la volontà politica. Una scelta davvero irresponsabile da parte dei governi perché bloccano quel turnover che consentirebbe di liberare energie fresche, almeno nella scuola. Intanto, però, il governo Renzi predispone prepensionamenti per risolvere problemi aziendali e pensiona per esempio 5.000 lavoratori (non dipendenti statali) con soli 57 anni di età e con soli 18 anni di contributi, coprendo la spesa con soldi che per gli insegnanti, ovviamente, non si trovano. Ad ogni modo, da 4.000 che eravamo nel 2011 (ma l'Inps allora aveva fornito il dato errato di 9.000), siamo rimasti in 2.500, perché circa 1.500 sono intanto riusciti a venirne fuori. Molte docenti di quota 96 hanno optato per la cosiddetta "quota rosa", cioè per una pensione calcolata solo in base al contributivo, il che però comporta una perdita del 20-30%. Altri sono riusciti ad andare in pensione per aver raggiunto i nuovi requisiti richiesti dalla riforma Fornero. Inoltre, due privatamente e quarantadue sostenuti dallo Snals, sono riusciti a spuntarla vincendo delle cause legali. Ma anche qui non si capisce perché alcuni possano spuntarla e altri no. Nel frattempo quattro di noi, purtroppo, sono morti. Difficoltoso risulta a quest'età, in questa situazione, sostenere il continuo aumento del carico di lavoro usurante. Ci si sente profondamente scherniti, umiliati, offesi. Mi reco a lavoro contro la mia volontà, mi sento come agli arresti scolastici, prigioniero della politica cialtrona. Tiziano Zarlottin