L'esposto: «Lavorano sempre gli stessi»

IVREA Tutto comincia nell'inverno scorso, quando il titolare di una nota impresa funebre di Ivrea si rivolge direttamente al procuratore della Repubblica Giuseppe Ferrando, dopo aver tentato invano, negli anni scorsi, di farsi ascoltare dalle forze dell'ordine. Lui le tangenti non le ha mai pagate e non vuole cominciare ora che ha superato i sessant'anni. «Non è possibile andare avanti così, negli ospedali di Ivrea e Cuorgnè lavorano sempre le stesse persone». Ferrando, che nel 2001 condusse a Torino l'inchiesta sul caro estinto, delega le indagini alla Guardia di finanza. L'inchiesta però non è semplice. Poche settimane dopo l'avvio del lavoro, le Fiamme gialle non riescono a mettere le telecamere nella camera mortuaria di Cuorgné. Qualcuno vede un camioncino fuori all'ingresso e comincia a sospettare. La voce circola e arriva fino a Ivrea, dove però le attrezzature sono state già montate da tempo. Due titolari di imprese funebri vengono intercettati al telefono il 27 giugno 2014. «Bisogna fare molta attenzione quando si parla... lì a quanto pare ci sono i controlli. Hanno messo le telecamere, le hanno messe dappertutto. C'è anche il sonoro, non registrano solo le immagini». La voce si sparge tra gli addetti ai lavori che si scambiano informazioni via telefono. «Bisogna fare attenzione, non fare casini». «Fate attenzione quando parlate perché adesso sia a Ivrea che a Cuorgne ci sono le telecamere, probabilmente qualcuno ha fatto un esposto». E anche gli operatori socio sanitari degli obitori hanno il sospetto di essere intercettati e ripresi, tanto che decidono di far passare le mazzette attraverso una stretta di mano e di non farle più appoggiare sulla scrivania. Ma non demordono, come dimostra questa intercettazione tra Colmuto e Biolatti. Quest'ultimo consiglia un po' di cautela. «Bisogna stare un po' tranquilli». Colmuto: «No, non posso fermarmi, io di quei soldi ne ho bisogno. Devo fare la spesa, devo mangiare». Però poi confessa alla compagna di temere di perdere il lavoro se scoperto. Daniela Capelli gli consiglia però di non usare più gli sms ma Whatsapp per cumunicarle l'andamento delle cose. «Usa delle immagini che mi facciano capire che va tutto bene. A te ogni tanto ti vengono queste fisse». (vi.io.)