A Ivrea il Podestà interpreta la vera storia del Carnevale
la lettera E' noto e si trova in tutti i siti online che il Carnevale di Ivrea è l'unico al mondo ad avere una trama precisa, a raccontare una storia i cui protagonisti non sono maschere, ma personaggi ideali, simbolo di valori libertari e interpreti di antichi avvenimenti. Anche se il nucleo originario della leggenda si è via via adattato, attraverso varie e complesse stratificazioni, alle esigenze di epoche diverse (napoleonica soprattutto), sono comunque due i filoni fondamentali di avvenimenti che ne compongono la trama: la leggenda e la storia. La prima riguarda la Vezzosa Mugnaia che, ribellandosi a quello che tante povere fanciulle avevano dovuto subire dal 1266 consumando lo ius primae noctis col tiranno di allora Guglielmo VII di Monferrato, riuscì a mandarlo in bianco mozzandogli la testa e mostrandola al popolo raccolto sotto gli spalti del Castellazzo. Iniziò così una grande rivolta popolare, che portò alla distruzione del castello: la battaglia delle arance=lotta tra popolo (aranceri a piedi) e soldati del tiranno (carri da getto). Ma la seconda, la storia, è ben diversa. Anche se il popolo comunque ha avuto un grosso peso per scacciare i tiranni (e Ivrea ne ha avuti proprio tanti, attratti dalla posizione strategica commerciale, le miniere di ferro di Brosso, la coltivazione dei cereali), in realtà il famigerato marchese di Monferrato Guglielmo VII morì di fame in una gabbia appesa a una torre nel febbraio del 1292 in seguito all'insurrezione scoppiata ad Alessandria. Furono poi i nostri antenati che distrussero il Castellazzo, simbolo odiato del potere feudale in modo definitivo nel 1305 dopo la morte del successore di Guglielmo: da allora "non sarà mai più ricostruito e, per legge, nessun edificio dovrà essere innalzato in quel luogo", frase che viene enunciata ogni anno la domenica mattina di Carnevale dal Podestà nella cerimonia della Preda in Dora. Questa è la vera storia del Carnevale di Ivrea che non tutti sanno e questo il personaggio del Podestà che pochi conoscono. Supremo capo del governo del Comune, veniva nominato ogni anno dai Credendari e scelto tra i forestieri per evitare che potesse avere interessi personali nell'amministrazione della città e della giustizia, visti anche i suoi amplissimi poteri. All'inizio di settembre, il Podestà convocava i Consoli delle località dipendenti dal distretto, concordando la data della vendemmia prima della quale era vietato vendemmiare e commerciare uva. Con l'istituzione della cerimonia della Preda in Dora questa figura assume la sua vera importanza, assurgendo a simbolo della Città libera, riassumendo un poco quelli che erano gli ideali del tempo, i valori umani, la nobiltà d'animo e le energie di quelle persone (fede cristiana e risorse individuali) che hanno fatto la nostra storia. Costantino Garda ha per anni mirabilmente evidenziato tutto ciò anche se, talvolta, in maniera un poco eccentrica, ma se oggi alla salita a Monte Stella al 6 gennaio ammiriamo un lungo corteo storico variopinto di gruppi ospiti, lo dobbiamo proprio a lui che, come facevano i Podestà Medievali, ha saputo varcare in nome della Città i confini del Canavese. Ogni Podestà, in questi anni, interpretando questa figura, ha dato al personaggio qualcosa di suo, qualcosa che fa parte di lui e in qualche modo lo lega in una fine trama invisibile. In genere il Podestà resta in carica due anni, ma io lo feci solo nel 2004 e a chi mi chiese il motivo, risposi che è giusto dar spazio ad altre persone amanti della storia e del Carnevale, affinchè con le loro interpretazioni aggiungano ancora forza al personaggio stesso. Auguro quindi al nuovo Podestà Cafasso e al suo sempre impeccabile attendente Credendario Bruno di riuscire, come l'anno scorso, a valorizzare questa grande e importante figura, forse in passato lasciata un poco in disparte, affinchè la gente di Ivrea e delle altre città respiri la nostra, antica, vera aria medievale. Vincenzo Di Benedetto (ex Podestà Ivrea 2004)