Frane, soldi dal fondo di coesione

di Mauro Michelotti wCASTELLAMONTE Sette miliardi di euro. Sono i soldi che il governo Renzi, atttraverso il fondo di coesione, metterà a disposizione nel programma 2014/2020 per rendere i territori più sicuri laddove vi sono delle criticità accertate, come i dissesti idrogeologici. Solo una parte di questi, il 20%, è destinato al nord dell'Italia, ma si tratta comunque di risorse importanti che potrebbero risolvere tutta una serie di problemi che i Comuni, da soli, non sarebbero mai in grado di affrontare. Quello di Castellamonte, che per la natura delle sue colline, argillose, è considerato tra i più a rischio per quanto riguarda i movimenti franosi (e la cronaca degli ultimi anni lo ha documentato impietosamente), potrebbe beneficiarme. Il condizionale è d'obbligo, ma intanto l'esecutivo Mascheroni nei giorni scorsi si è mosso in quella direzione incontrando l'architetto Salvatore Femia, responsabile della difesa del suolo della Regione Piemonte. «Femia ci ha spiegato che il fondo dovrebbe servire per affrontare problematiche di un certo rilievo, non certo piccoli interventi per tappare dei buchi, invitandoci a segnalare le criticità maggiori - spiega il vice sindaco, Giovanni Maddio - . L'indicazione è stata di procedere alla verifica delle opere necessarie dove vi siano già dei progetti preliminari, e noi abbiamo indicato, quale priorità assoluta, lo scolmatore per far defluire l'acqua che poi si riversa nel rio San Pietro provocando i disastri che abbiamo dovuto toccare con mano, per il quale l'investimento non potrà essere inferiore a due milioni e mezzo di euro. Poi, abbiamo segnalato il movimento franoso di Canton Querio, a Sant'Anna, dove c'è uno scivolamento progressivo con interessamento di alcune case (servirebbero almeno 500mila euro) e la strada di Canton Neiro, in frazione Filia, dove il problema è l'erosione di un rio (la spesa prevista è di 300mila euro). Ci sono, infine, altre opere minori, perché il nostro tallone d'Achille sono le dorsali». Maddio è stato esplicito per quanto concerne lo scolmatore. «Se mai dovesse essere finanziato, dovrà avvenire in toto e non potrà essere realizzato a step per mille motivi - osserva il vicesindaco - . O c'è la copertura totale, o niente. Non ha alcun senso pensare ad un'opera del genere fatta a stralci. Quella del rio San Pietro è tuttora una ferita aperta. Speriamo che i segnali di disponibilità della Regione possano tradursi in fatti concreti».