«La libertà non si aspetta, si conquista»

IVREA È il terzo Carnevale che il vescovo Edoardo Aldo Cerrato si trova a condividere con la comunità eporediese, consapevole di quanto tale festa significhi per la sua gente. Lo ha ricordato lui stesso, nella propria omelia, durante la messa, dopo aver accolto nella cattedrale, oltre ai fedeli, le autorità civili e militari e, soprattutto, i Pifferi e tamburi, i protagonisti dell'edizione 2015 e le antiche bandiere delegate alla manifestazione. «Lo Storico carnevale – ha affermato il vescovo - che ci offre ogni anno l'occasione di attingere alla lezione di un passato che dal Medioevo giunge fino ad età più recenti, non è una carnevalata, bensì una rappresentazione da cui trarre spunti preziosi per la vita». «Come la battaglia delle arance - ha sottolineato - che fuori Ivrea fa fremere di sdegno qualcuno. C'è chi me lo ha scritto anche dall'estero, ma la mia risposta, quella che ho sempre dato a chiunque mi abbia scritto in questi termini, è stato l'invito a venire a vedere di persona, anziché giudicare in astratto, cosa essa rappresenti per il popolo eporediese». «La battaglia delle arance - ha aggiunto Cerrato - è una vera battaglia, è rievocare l'antica rivolta popolare contro un tiranno che richiama le tirannie di oggi, che si presentano con altri nomi e altre facce rispetto al passato, ma con effetti non diversi. Rievocare l'antica rivolta popolare deve far riflettere sul fatto che la libertà non si compra, non si aspetta come concessione di un altro, ma si conquista, pagando di persona. Così è sempre avvenuto e così sarà ogni volta. C'è bisogno di sacrificio perché le situazioni cambino, ma sono ugualmente necessari lo slancio, l'inventiva e il coraggio». «Lo Storico carnevale porta con sé un forte messaggio e io non eporediese di nascita, ma oggi divenuto eporediese, sono stato colpito da questo messaggio fin dal primo anno. Un messaggio forte, una festa che richiama alla memoria i valori di cui nessuna epoca storica può fare a meno, come l'amicizia che trionfa sempre, dopo la battaglia, nella quale ogni gruppo ha cercato fino all'ultimo di vincere», ha concluso, ricordando come il vescovo sia l'unico dei personaggi storici legati alla festa che non abbia bisogno di essere rappresentato simbolicamente, in quanto chi siede sulla cattedra episcopale eporediese rappresenta da solo la continuità dei vescovi che prima di lui si sono succeduti. (fr.fa.)