Rapinata la stazione di servizio gas auto

di Mauro Michelotti wOZEGNA Fine anno amarissimo per i titolari della stazione di servizio Gas auto Shell di Ozegna. Quasi in prossimità dell'orario di chiusura (erano le 19), mercoledì 31 dicembre, sono stati rapinati da due banditi armati di pistola e con il volto coperto da passamontagna. Il bottino ammonta a circa duemila euro. È buio pesto, ormai, anche se siamo ancora nel tardo pomeriggio, quando alla stazione di servizio si presentano in due per il rifornimento. Alla macchina si avvicina uno dei titolari quando dall'auto escono i rapinatori. Non sono riconoscibili, perchè nel frattempo hanno calato il passamontagna. Con fare minaccioso, impugnando una pistola intimano all'uomo di consegnare loro tutto l'incasso della giornata. È un'azione fulminea che coglie di sorpresa uno dei due gestori. In transito, sulla provinciale Agliè-Feletto (siamo quasi in prossimità dell'abitato di Ciconio) non c'è nessuno e la piazzola è deserta. Il benzinaio non ha scelta. Preleva dal borsello quanto in esso contenuto (parte dell'incasso della giornata ) e lo consegna ai due malviventi che risalgono in macchina e si dileguano a gran velocità. L'uomo chiama i carabinieri e poco dopo, sul posto, arriva una pattuglia della caserma di Rivarolo. Scattano le ricerche, infruttuose sul momento, così come viene fatta la denuncia alla stazione di riferimento, ovvero quella di Agliè. Dei banditi, nessuna traccia, ma neppure elementi utili alle indagini visto che hanno agito a volto coperto. Ha giocato a loro favore la zona particolarmente isolata e buia, come detto. Non è la prima volta, peraltro, che la stazione di servizio Gas auto Shell di Ozegna viene rapinata, anzi, quello di mercoledì è l'ennesimo colpo, anche se i precedenti erano avvenuti sotto un'altra gestione. La stazione di servizio funziona anche come autolavaggio e, in effetti, in un'occasione i ladri si erano impossessati persino dell'idropulitrice, ma per farlo avevano provocato danni per migliaia di euro (divelta la soletta in cemento, del peso di circa tre quintali, del basso edificio dove i vecchi gestori, una coppia composta da marito e moglie, custodivano gli attrezzi adatti al lavaggio degli automezzi, tranciato i fili che portano la corrente elettrica al compressore, reso irrimediabilmente inservibile l'aspirapolvere: un mezzo disastro). Qualche mese prima, gli stessi gestori avevano affisso un cartello sulla vetrata degli uffici dal messaggio eloquente: «Avvisiamo i signori ladri che non c'è più nulla da rubare perché ci hanno già preso tutto». In effetti, era la sesta volta che i delinquenti. prendevano di mira l'impianto. Con quella di mercoledì, siamo a una decina. (ha collaborato Dario Ruffatto)