«Dimettermi dalla Guelpa? Sciocchezza»

di Vincenzo Iorio wIVREA «Dimettermi dalla Fondazione Guelpa? Non ci penso proprio. Una scelta del genere non avrebbe davvero senso a pochi mesi dalla scadenza del mio secondo mandato». Classe 1936, Ettore Morezzi, una vita nell'Olivetti culminata nel settembre del 1990 con la promozione ad amministratore delegato della Olivetti Office, nominato commissario della Dc da Mino Martinazzoli nel 1992, - sa di essere diventato un caso politico in questi giorni. «In questi panni mi sento davvero a disagio - confessa sorridendo -. Sono una persona normalissima che vuole solo fare il proprio dovere fino in fondo. Non mi riconosco in questo ruolo che mi hanno affibbiato i giornali. Ingegnere Morezzi, il Movimento 5 stelle chiede le sue dimissioni che saranno discusse lunedì prossimo in consiglio comunale. Perché non lascia? «Sarebbe una sciocchezza. L'intero consiglio di amministrazione finirà il suo mandato tra meno di sei mesi. Approveremo il bilancio consuntivo e poi andremo via. O meglio, io andrò via perché questo è già il secondo quinquennio dentro la Fondazione Guelpa. Forse dovrei dimettermi perché nel 2008 ho patteggiato 11 mesi? Questo episodio è stato usato in maniera strumentale per attaccare il sindaco e questo mi spiace molto». Ha voglia di chiarire questo aspetto? «Le vicissitudini della Tecdis di Châtillon sono note a tutti. Mi trovai indagato per bancarotta fraudolenta. All'epoca i miei avvocati mi consigliarono di chiudere la faccenda con un patteggiamento. Lo feci anche perché avevo voglia di difendere la mia onorabilità. La fraudolenza cadde. Qualche tempo dopo, quelle stesse persone che con me furono accusate di bancarotta sono state assolte perché il fatto non costituisce reato. Questo è tutto». Come mai il suo casellario giudiziale è saltato fuori solo oggi? «Questa è una bella domanda. Anche perché se un privato chiede il mio casellario il documento non riporta nulla, perché quella sentenza prevedeva la non menzione. Magari andrò in Procura a chiedere conto di questo». Il sindaco viene attaccato perché nel 2010, quando lei è stato riconfermato nel cda della Guelpa, non ha informato il consiglio comunale di questa sua disavventura giudiziaria. Cosa ne pensa? «Ma quel patteggiamento non era una causa ostativa alla mia nomina. Di cosa il sindaco doveva informare i consiglieri? Doveva anche dire loro che da bambino avrò rotto qualche vetro giocando a pallone con i miei amici. Mi spiace essere trascinato in questa polemica politica che davvero stento a capire. Credo, in questi anni, di avere dato tanto alla città e alla Fondazione che ha lavorato nel segno della volontà della signora Lucia Guelpa. Il patrimonio è intatto, anzi è cresciuto». In molti in questi anni hanno criticato le nomine nella Fondazione Guelpa perché il cda ha avuto al suo interno troppi ultrasettantenni. Come risponde a questa critica? «Intanto, se la testa funziona ancora bene non si capisce perché uno debba essere per forza di cose messo da parte. Due: le nomine le fa il consiglio comunale. Terzo: in questi dieci anni io ho dedicato mediamente 12-15 ore alla settimana al lavoro nella Fondazione senza essere retribuito. Trovatemi giovani professionisti che possano permettersi di lavorare gratis per 15 ore alla settimana. Un ultimo dato: le consulenze finanziare mediamente costano circa il 15%; le nostre non sono costate nulla».