«Sciogliere il Comune un regalo alla mafia»
ROMA Salvare il buono che c'è. Non sembra facile la missione di Matteo Orfini, fino a ieri solo presidente del Pd e ora soprattutto commissario di un partito capitolino allo sbando. Un partito sventrato dalle tribù interne e anche da un'inchiesta sulla mafia romana che stando alle accuse della procura getta un'ombra su esponenti eccellenti negli enti locali. E così ieri Orfini è salito in Campidoglio da quel sindaco, Ignazio Marino, che fino a qualche settimana fa il Nazareno pungolava sollecitando un «cambio di passo». Ora da ricostruire non è la giunta Marino ma il Pd romano affinchè diventi «argine ai poteri criminali». E «il buono che c'è» inizia soprattutto dal marziano Marino tanto che il vicesegretario del partito Debora Serracchiani esplicitamente dice: «Il cammino per ricostruire la fiducia ci vede al fianco della magistratura e lo percorriamo insieme al sindaco Marino». Tanto al fianco di Marino che Orfini rigetta l'ipotesi scioglimento del Comune di Roma, invocata da M5S, perché «significherebbe seguire la linea della mafia, dei poteri criminali che hanno provato ad infiltrarsi anche in questa Amministrazione, provando ad aggredirla perché non faceva quello che loro chiedevano». Insomma a 20 anni dal Modello Roma di Rutelli e Veltroni il Pd ha il compito durissimo di far recuperare al partito romano credibilità, trasparenza, affidabilità. Ripartendo dal punto fermo del sindaco. «Sono stato mandato qui - sottolinea Orfini - perché c'è un problema e per cercare di salvaguardare il tanto di buono che c'è nel Pd». Anche se ormai appare certo che «ciò che è emerso dimostra che anche il nostro partito, in casi speriamo limitati, è stato permeabile alle infiltrazioni». Le ombre sono state allontanate per ora: via il presidente dell'aula Giulio Cesare Mirko Coratti, l'assessore capitolino Daniele Ozzimo, il presidente della commissione regionale Cultura Eugenio Patanè, tutti Pd. Ma resta quel numero monstre dei cento indagati dove figurano alcuni politici locali. Per non parlare di dirigenti e imprenditori di «area». Un numero che fa tremare i palazzi. L'appuntamento per ripartire lo annuncia lo stesso Orfini: «Il 10 ci sarà una grande assemblea pubblica in periferia, al Laurentino 38. Riportiamo il Pd dove deve essere, tra la gente. È lì che ricominceremo a discutere con i nostri circoli, gli iscritti e gli elettori in merito a quello che è successo e a come ripartire».