L'Europa vuole dividere Google

di Andrea Scutellà wSTRASBURGO Si scrive "motori di ricerca", ma si legge Google: la risoluzione non vincolante approvata oggi dal Parlamento Europeo a larga maggioranza - 384 voti favorevoli, 174 contrari e 56 astensioni - potrebbe essere l'innesco dell'esplosione del modello di business del gigante di Mountain View. Il passaggio che preoccupa di più BigG è quello in cui i deputati invitano la Commissione «a prendere in considerazione proposte volte a separare i motori di ricerca da altri servizi commerciali». La divisione dei servizi. Nel testo della risoluzione il colosso statunitense non viene mai menzionato. Il bersaglio, però, non può che essere quel gigante che gestisce il 90% del traffico internet in Europa. Il modello di business di Google si basa proprio sulla raccolta delle informazioni personali dei suoi utenti, che vengono utilizzate per la pubblicità e il marketing on-line, da cui derivano la maggior parte dei profitti dell'azienda transazionale. C'è chi definisce "gratuite" quelle ricerche, ma gli utenti in realtà pagano i servizi con i loro dati personali: una moneta di scambio che sul web è piuttosto ambita. L'Europarlamento non ha potere di ordinare la divisione della pubblicità dal motore di ricerca - e dalla relativa banca dati - ma può rimettere la questione alla Commissione. Se di fronte a una decisione dell'Antitrust, Google dovesse rifiutarsi di scorporare i servizi, la multa potrebbe superare i 4 miliardi di euro. Le reazioni. Un provvedimento che è stato commentato positivamente da Carlo De Benedetti, presidente del gruppo l'Espresso: «Ritengo che le misure indicate al presidente Juncker e alla sua squadra possano servire a ristabilire condizioni competitive all'interno del mercato digitale europeo, messe a rischio dalla trasformazione dei motori di ricerca nelle porte d'ingresso principali della rete, con la conseguente straordinaria raccolta di dati personali degli utenti che vengono poi usati per creare vantaggi economici altrimenti non possibili». Secondo il commissario europeo dell'economia digitale Guenther Oettinger, invece, l'obbligo di scorporazione «non è la soluzione migliore». Il tedesco ha definito la risoluzione del Parlamento «un parere importante», ma ha aggiunto: «più che di separazione di attività parlerei di applicazione coerente del diritto sulla concorrenza». Google si è detta «preoccupata» dalla risoluzione. La rappresentanza Usa presso l'Unione Europea ha sottolineato l'importanza che il processo legislativo sulla concorrenza non sia «politicizzato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA