La nuova Unione bocciata da Giugler «Azzerata la storia»

QUASSOLO Bordate contro la nuova Unione montana Dora Baltea sono giunte anche dalla minoranza del consiglio comunale di Quassolo. Che, come i colleghi di opposizione di Quincinetto, ha votato contro durante il consiglio di lunedì scorso. Il gruppo capeggiato da Massimo Giugler ha inutilmente chiesto con un emendamento, bocciato dalla maggioranza, di sospendere l'approvazione dello statuto e dell'atto costitutivo del nuovo ente allargato. «Si è agito in modo frettoloso, nonostante sia una scelta epocale per il Comune – ha detto in Consiglio Giugler –. Bisognerebbe scegliere un'unità territoriale sensata, come la ex Comunità montana Dora Baltea, la cui realtà storica quarantennale è stata ora cancellata. Per costituire la nuova Unione servono almeno 3.000 abitanti, quindi bisogna partire già chiedendo una deroga alla Regione, intraprendendo un iter sapendo che potrebbe essere bocciato». Il sindaco Elena Parisio ha evidenziato nella sua risposta come l'amministrazione abbia agito nei tempi dettati dalla legge: «L'Unione durerà 10 anni, non si tratta quindi di una scelta epocale – ha puntualizzato –. A suo tempo, nessuno ha interpellato la popolazione sull'ingresso nelle Comunità montane che si sono succedute. Non c'è da vergognarsi a chiedere una deroga per qualcosa in cui si crede». Anche il vicesindaco Agostino Blanc ha a sua volta difeso il progetto: «Non abbiamo agito frettolosamente, è da due anni che si lavora ma l'unione di intenti è stata trovata tra i Comuni della sponda destra. L'Unione che comprendeva Settimo Vittone, Carema, Andrate, Nomaglio e Quincinetto è per ora solo un atto meramente formale. La bozza di statuto è stata approvata a Settimo e a Quincinetto nella scorsa legislatura ma senza la presenza dei due terzi dei votanti, quindi le delibere sono nulle. La Comunità montana è stata un disastro, vogliamo evitare di ripetere quella esperienza». La maggioranza ha votato quindi compatta da sola a sostegno dell'Unione con Tavagnasco e Quincinetto. Amelio Ambrosi ©RIPRODUZIONE RISERVATA