Servizio pasti per i detenuti «Urge trovare nuove formule»
Un caso emblematico. Giovedì 20 novembre, presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, il vice direttore vicario Luigi Pagano riceve i responsabili di alcune cooperative sociali provenienti da varie parti d'Italia. Un incontro come tanti? No, perché si tratta di un pezzo significativo dell'attuale comunità penitenziaria italiana, ma soprattutto di un caso emblematico della sua amministrazione. Da oltre dieci anni - infatti - presso alcuni Istituti penitenziari è stato esternalizzato il servizio di confezionamento dei pasti per i detenuti, con ottimi risultati qualitativi rispetto al cibo somministrato e con altrettanti ottimi risultati per il coinvolgimento professionalizzante dei detenuti stessi nel lavoro interno alla struttura e - soprattutto - in vista del successivo reinserimento sociale all'esterno. Sono dieci le carceri in cui, grazie alla lungimiranza delle direzioni ed allo spirito imprenditoriale delle cooperative sociali, la fornitura di un servizio essenziale come i pasti è stato assicurato all'interno di progetti di inserimento lavorativo e formativo: Ivrea, Milano Bollate, Padova, Ragusa, Rieti, Roma Rebibbia nuovo complesso, Roma Rebibbia casa di reclusione, Torino, Trani, Siracusa. Realtà consolidate e dinamiche virtuose che hanno costituito un patrimonio significativo che va ben al di là dei meri pasti somministrati e dove la complessità e la delicatezza dei percorsi individualizzati hanno portato al coinvolgimento di centinaia di detenuti e poi ex-detenuti, al fianco di operatori professionali in aziende presenti sul mercato dei servizi. Ecosol a Torino, Divieto di Sosta ad Ivrea, Giotto a Padova, Syntax e Men at Work a Roma, ABC a Milano Bollate, Arcolaio a Siracusa, Campo dei Miracoli a Trani, San Giovanni Battista a Ragusa, PID-Pronto Intervento Disagio a Rieti. Recentemente, con la collega Garante Comunale di Torino Maria Pia Brunato, ho potuto visitare le strutture, verificare l'organizzazione ed assaggiare i risultati del progetto Liberamensa di Torino Vallette. La cooperativa, che in questi anni ha coinvolto oltre 250 detenuti e ne ha ad oggi assunti ben 35, ha cercato di creare le migliori sinergie fra l'interno e l'esterno, con l'attivazione di un ulteriore ramo di attività dedicato al catering di livello per eventi e cerimonie. Ora l'esperienza maturata, le buone prassi consolidate, le reti costruite, i percorsi attivati, rischiano di essere smantellati e dispersi a causa di una mera scelta amministrativa. Una scadenza - fine anno - legata alla preannunciata sospensione del finanziamento della Cassa delle Ammende si configura come una ghigliottina che semplicemente porrebbe fine ad una progettualità ampia e significativa, senza permettere quella necessaria ed auspicata evoluzione di una presenza significativa ed innovativa come questa. Molti interlocutori politici ed istituzionali che hanno conosciuto i singoli progetti e le singole realtà si sono attivati per segnalare l'urgenza di un intervento politico che tenga conto di questa esperienza. I Garanti regionali e territoriali dei detenuti hanno scritto direttamente ai vertici del Ministero di Giustizia (ministro, vice ministro e sottosegretario) perché assumano i necessari provvedimenti. La Cassa delle Ammende - dopo anni di letargo - è diventata strumento centrale e prezioso a cui guardano tutte le iniziative citate, il braccio operativo capace di permettere l'attuazione delle politiche penitenziarie, trasformando i progetti in realtà. In alcuni casi assecondando piani di intervento di poca attinenza con lo spirito dello strumento. Ma nel caso in oggetto si tratta di un'iniziativa che rispecchia pienamente gli scopi e le finalità della Cassa. Urge dunque trovare nuove formule che tengano assieme la fornitura di un servizio indispensabile e il valore aggiunto della modalità di erogazione, soprattutto laddove - come in questo caso - ciò incide sul senso e sull'utilità della pena detentiva ai fini del reinserimento lavorativo dei detenuti coinvolti. La formale sollecitazione dei Garanti regionali e territoriali, forse alla base dell'incontro finalmente fissato, può far sperare in una proroga, ma occorre che si abbia la capacità di leggere questa storia non solo come un problema specifico da affrontare con la necessaria emergenza, bensì come un caso emblematico per l'Amministrazione stessa. Bruno Mellano (garante.detenuti@cr.piemonte.it)