LO SPAZIO E I TEST PER CURE MIGLIORI

Sfidare il cancro e riuscire a combatterlo. Con 32 milioni 700mila persone al mondo che lottano con un tumore è questa la battaglia della medicina. Che passa per le scelte di vita (il 30 per cento dei casi di cancro potrebbero essere prevenuti agendo sullo stile di vita, sull'alimentazione, sul fumo) e per le mani del chirurgo (il 47% dei casi necessità di un intervento di chirurgia). Ed è sulla diagnosi, sulla cura, su interventi sempre più mirati che si concentra la ricerca scientifica attuale. E sarà così domani. Nei laboratori dei centri specializzati e degli atenei di tutto il mondo gli scienziati lavorano per superare ostacoli. Tanti, per malattie diverse che colpiscono milioni di persone. Il 2014 resterà sicuramente un anno da cerchio rosso sul calendario perché sarà quello della ricerca volata nello Spazio. Con il capitano Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nell'Agenzia spaziale europea, viaggiano in questi giorni sei campioni di cellule con nano particelle. È un progetto che vede coinvolti il Cnr di Roma, l'università di Milano, il dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Pavia e l'azienda Kayser Italia di Livorno. Di cosa si tratta? I sei campioni di cellule con nano particelle servono per testare una terapia alternativa per l'osteoporosi che colpisce 200 milioni di persone al mondo. Perché lo Spazio? Con l'assenza di gravità gli astronauti si trovano nella stessa condizione di chi soffre di osteoporosi. Da qui il progetto finanziato con il bando dell'Agenzia spaziale italiana. L'Amiloidosi è una malattia rara che solo in Italia colpisce 800 persone ogni anno. Non ci sono vere e proprie cure al momento. Si cerca di far regredire la malattia. Anche questa è una sfida. I passi avanti nella ricerca portano già oggi, nel 2014, a cercare di evitare la dialisi a questi pazienti. Se si inizia a curare il rene quando i danni dell'Amiloidosi sono ancora minimi, quasi impercettibili, si evita la dialisi almeno nei dieci anni successivi. Altrimenti sei pazienti su dieci finiscono in dialisi entro due anni. È quanto sono riusciti a dimostrare i ricercatori del San Matteo di Pavia in uno studio in collaborazione con il Centro per l'amiloidosi di Heidelberg. C'è un'altra patologia rara nei passi avanti del 2014: è la Corea di Huntington, una malattia neurologica ereditaria oggi senza cura. Quattro anni di studi, 17 ricercatori. Elena Cattaneo, senatrice e docente dell'Università degli Studi di Milano, ha coordinato il team composto da scienziati del suo ateneo, ma anche dell'università di Pavia, del San Raffaele, dell'ospedale San Paolo di Milano e dell'università di Cambridge. Hanno scoperto come si formano i neuroni dello striato, la regione del cervello che degenera nella Corea di Huntington. Un passo verso la cura di questa malattia genetica neurodegenerativa che colpisce la coordinazione muscolare e porta a un declino cognitivo e a problemi psichiatrici. Marianna Bruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA