Operaio assolto dopo 2 anni Gli arnesi non erano da scasso
CUORGNÈ La sola colpa di Franco Marconi, operaio meccanico di 56 anni, è stata quella di addormentarsi, stanco dei turni massacranti in fabbrica, in auto e con gli attrezzi da lavoro accanto. Ci sono voluti due anni di processo per riconoscere che quegli arnesi li usava per lavorare e non per rubare. L'uomo è stato assolto venerdì mattina dal giudice di Ivrea Mariaclaudia Colangelo. Marconi infatti era accusato di possesso di attrezzi atti allo scasso ed è stato difeso dall'avvocato Enrico Mazzola. I fatti: era la sera del 25 agosto del 2012. Marconi lavora per una ditta meccanica dell'Alto Canavese. Il contratto prevede otto ore per turno. Lui mediamente ne fa dieci. Quella sera è stanco, distrutto. Esce dalla ditta e va a Rivarolo per mangiare un boccone come lui stesso ha raccontato al giudice. «Ho mangiato un kebab a Rivarolo – ha spiegato – ero sulla mia auto, mi sono cambiato dalla tuta da lavoro. Volevo tornare a casa, a Cuorgnè, ma ero stanco morto. Vivo da solo, non avevo fretta. Mi sono detto "faccio un riposino e riparto". Mi sono addormentato. Alle due di notte sento qualcuno bussare al finestrino della mia auto». Erano i carabinieri che in servizio di pattuglia, insospettiti da quella Fiat Uno ferma con a bordo una persona hanno deciso di controllare. I militari controllano i documenti dell'imputato. Vedono che ha alcuni precedenti, insistono e gli fanno aprire il baule del veicolo. Spuntano gli attrezzi oggetto del processo. Cesoie, cacciaviti, pinze, forbici. Marconi si giustifica: «Lavoro in un'azienda della zona ecco il contratto. Questi sono gli strumenti della ditta». Le giustificazioni non servono ad evitargli il processo. Come se non bastasse l'accaduto diventa motivo di guai con la ditta dove lavora con la quale è in causa. Le sue spiegazioni però convincono il giudice: alla fine arriva l'assoluzione piena.