Società in guerra, rischiano in 350

di Mauro Michelotti wRIVAROLO Un centinaio di lavoratori fuori dal cancello, sprangato, di società specializzate in assistenza informatica. Una trattativa estenuante, in parte anche a distanza, alle quale hanno partecipato rappresentanti delle ditte in questione, il sindaco Alberto Rostagno, sindacalisti, con le forze dell'ordine a vigilare che non accadesse nulla visto la tensione respirata. Fino ad una mediazione che ha portato alla riapertura dell'azienda dopo cinque ore e darà la possibilità a circa 200 dei 350 dipendenti Olisystem e Worksys che lavorano in sede di farlo almeno fino a domani, sabato. Poi, se le parti non troveranno un'intesa, e in proposito oggi, venerdì, alle 15, è convocato un tavolo di lavoro presso il municipio di Rivarolo, lunedì i cancelli torneranno ad essere serrati. E non è detto che potranno essere riaperti. Ciò che è accaduto ieri, in via Cuccodoro, dove un tempo c'era la scuola della Salp, la storica azienda conciaria che ha segnato un'epoca e fatto le fortune della città, prima del declino, il fallimento e la chiusura, è surreale, per certi versi. A sentire Luciano Scimò, il presidente di Olisystem, una società considerata leader nel mercato italiano dell'information e communication technology (tra i committenti, istituti di credito come Intesa Sanpaolo e compagnie assicurative del calibro di Reale Mutua), 40 milioni di fatturato l'anno, mille dipendenti sparsi sul territorio, e 350, come detto (compresi quelli che lavorano a ridosso del cliente), a Rivarolo, quello che si sarebbe verificato negli ultimi venti giorni «potrebbe avere risvolti penali». Scimò parla senza mezze misure di «azioni intimidatorie di natura estorsiva» delle quali i carabinieri sarebbero informati e «lo sarà anche la procura di Ivrea da domani mattina (oggi per chi legge, ndr)». Olisystem non è proprietaria dei locali dove esercita, ma affittuaria dei rami di impresa. Capire, davvero, di chi sia la proprietà, sempre che si possa definire tale è, e questo per davvero, un'impresa, perché nella vicenda, come tante scatole cinesi, entrano ed escono società come in una porta girevole impazzita, vi sono fallimenti, liquidazioni, vertenze collettive, contratti stipulati e rescissi, e in tutto questo il sindacato a tentare, disperatamente, di salvare i posti di lavoro (gran parte sono giovani donne). Chi deve a chi lo sapremo probabilmente oggi, certo le preoccupazioni di Vito Bianchino, della Fim Cisl, che ieri era sul posto e racconta «dell'offensiva per la stabilizzazione dei precari e la messa in sicurezza della maggior parte dei dipendenti», sono più che fondate. E lo sono anche per Fabrizio Bellino della Fiom Cgil a cui sfugge un commento lapidario: «Una sceneggiata quella a cui abbiamo assistito, indegna di una città come Rivarolo».