Nel film Io sto con la sposa un canavesano tra gli attori
di Mauro Giubellini wCASTELLAMONTE Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un'amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un'Europa sconosciuta. Un'Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell'incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013. Questa in sintesi la trama ed il messaggio del film documentario Io sto con la sposa, vero evento dell'anno (fuori concorso a Venezia ha raccolto tre premi e 15 minuti di applausi nella sala principale della Mostra del cinema) e che vede tra i suoi protagonisti Ruben Bianchetti, 36 anni, castellamontese, studi in Scienze politiche ed un impegno portato avanti con determinazione per creare progetti di accoglienza per i richiedenti asilo politico. Una sensibilità per il sociale ereditata dal papà Mauro, stimato avvocato, e coltivata in un humus di vera passione civile. «È nato tutto dall'amicizia con uno degli autori,Gabriele Del Grande, che mi ha fatto partecipe di quest'idea folle e visionaria - dice Ruben Bianchetti - che, dopo la ribalta italiana (l'intero staff è stato ospite da Fabio Fazio ndr) ci porterà ad Amsterdam e Dubai. Il film è forse la testimonianza più vera e toccante mai sceneggiata sul tema dell'immigrazione in questi ultimi anni». «La speranza di uno può essere scambiata per pazzia, ma la speranza di due genera un'euforia contagiosa, e quella di dieci, di cento, di mille ha un effetto moltiplicatore dirompente. Può influenzare una scelta di vita, ribaltare le regole non scritte di un paese di provincia, creare in una città un senso rinnovato di comunità, mettere a nudo le ingiustizie di uno Stato, pretendere che la politica internazionale metta al centro le donne e gli uomini che dovrebbe rappresentare. Dai sogni di cento e di mille può nascere una rivoluzione. Forse è per questo che continuiamo a trovare il tutto esaurito nelle sale dove andiamo a presentare il film: ed allora grazie perché ci state mettendo il cuore!» ha scritto Ruben Bianchetti, sulla sua bacheca facebook.