Migranti ospiti all'Europa impiegati in lavori sociali
RIVAROLO Nei prossimi giorni verrà stipulata a Rivarolo una convenzione tra la cooperativa L'Isola di Ariel e la Protezione cvile finalizzata all'impiego di una decina di migranti, attualmente ospitati nei locali dell'Hotel Europa. I soggetti coinvolti verranno impiegati in mansioni di tipo sociale che potranno andare dal riordino e riassetto urbano alla risistemazione di percorsi potenzialmente turistici, pedonabili e ciclabili, lungo l'Orco, nell'ambito del progetto del parco fluviale, sino a vere e proprie mansioni di promozione turistica. In particolare, per quanto riguarda l'attività nell'area del torrente dl'èva d'òr, i ragazzi collaboreranno con gli scout dell'Agesci e il Gruppo Alpini. Si tratta, al momento, come detto, di un progetto sociale di volontariato, ma non è escluso che possano partire, a breve, dei veri e propri tirocini di lavoro. «Queste persone, a dispetto di molti luoghi comuni, non sono venute qui per farsi mantenere - sottolinea il vice sindaco, Edoardo Gaetano, in qualità di assessore alle Politiche sociali - . Sfido chiunque a stare inattivi in un hotel. I ragazzi da tempo hanno chiesto di poter lavorare, ma siamo andati incontro a difficoltà incredibili per poter far passare il progetto. Il rischio, che permane tuttora, è che qualsiasi cosa si voglia portare avanti può essere scambiato per sfruttamento». Di politiche sociali, migranti ed immigrazione, si è parlato mercoledì sera, in sala consiliare. Lo spunto, la presentazione del bel libro di Michele Stefanelli, ex operaio Eaton (suo, il precedente volume "Cento giorni davanti alla fabbrica"), che affronta proprio le tematiche delle popolazioni africane che fuggono dai Paesi d'origine per inseguire un sogno di libertà e di dignità umana che spesso naufraga tra le dune del deserto o in fondo a quel mare che hanno cercato di attraversare . "Un cammino di sabbia e acqua", questo il titolo del libro, nasce da un'esperienza diretta, sul campo, che Stefanelli ha inseguito e portato avanti in Etiopia e che non si è esaurito. «Si scopre di avere altre qualità quando si ha tempo, e io ne ho avuto, nel momento in cui ho perso il lavoro alla Eaton - confida - . Nel mio primo libro ho voluto raccontare ciò che mi stava accadendo. Sono le situazioni che portano le persone ad essere persone diverse. E questo vale anche per la mia seconda pubblicazione, scaturita nelle lunghe sere africane, noiosissime, con cieli stellati che sembra non abbiano confine». Ospite in sala, Abdullahi Ahmed, profugo somalo, oggi cittadino onorario del Comune di Settimo Torinese, che ha raccontato, in un clima di visibile commozione, la sua storia di migrante ed immigrato. Un testimone. Un sopravvissuto. (m.mi.)