Nelle mani della Regione il destino del consorzio Cic

di Rita Cola wIVREA Quasi trent'anni di attività, al servizio della pubblica amministrazione. Ora, però, la vita del Cic, il Consorzio per l'informatizzazione del Canavese, è a una svolta. I conti non sono in equilibrio. Le perdite, nei primi otto mesi, sono state di 530mila euro. I soci hanno preso atto della situazione e deciso che, entro la fine del mese, ci sarà un'assemblea straordinaria. Che sarà comunque un'assemblea decisiva. La legge parla chiaro, sia con il codice civile alla mano che con le regole che guidano le società partecipate pubbliche. I soci, in caso di perdite oltre un terzo del capitale sociale, devono mettere mano al portafoglio e ripianare le perdite; diversamente, l'alternativa è la messa in liquidazione della società. I soci maggiori sono Comune di Ivrea, Csi Piemonte (consorzio pubblico per lo sviluppo dell'informatizzazione nella pubblica amministrazione grande dieci volte il Cic, ndr), Asl/To4, Asm di Settimo Torinese (società attualmente in liquidazione con il non invidiabile primato di essere al terzo posto tra le società pubbliche più indebitate d'Italia secondo la classifica redatta da Cottarelli, ex commissario della spending review, ndr) oltre a una miriade di piccoli Comuni e altre cinque aziende sanitarie. Per ricapitalizzare, però, tanto più in tempi di poche risorse pubbliche a disposizione e spending review c'è bisogno di un piano industriale. Ed è proprio questo il punto. Quale piano? Con quali obiettivi? Giuseppe Inzirillo, dal giugno scorso è presidente e amministratore delegato del Consorzio. Con il consiglio di amministrazione, ha firmato una lettera alla Regione Piemonte per chiedere una chiarezza sulle strategie. «Strategie indispensabili - spiega - per costruire un futuro solido. Noi, da parte nostra, una proposta forte ce l'avremmo, ma serve capire esattamente quale sia l'indirizzo politico. E questo non può che venire, per noi, dalla Regione». Il tema è delicatissimo e tocca direttamente le politiche della Regione in fatto di affidamenti e di informatizzazione della pubblica amministrazione, la sanità in testa, considerata la disomogeneità che negli ultimi anni si è venuta a determinare. La Regione non controlla direttamente il Cic, ma lo fa, e pesantemente, attraverso il Csi e le Asl. La proposta del Cic parte dalle proprie competenze specifiche. Il Cic lavora molto sullo sviluppo di progetti del Csi (consorzio pubblico per lo sviluppo dell'informatizzazione nella pubblica amministrazione, di cui è sempre stato un braccio operativo), per gli enti locali e per la sanità. Proprio nel settore della sanità ha sviluppato progetti propri e competenze di qualità riconosciute e di eccellenza. E allora - è in sintesi la proposta - perché non avere un mandato preciso per poter ampliare ciò che si sa fare meglio? E magari con affidamenti diretti, considerando che alcune aziende sanitarie piemontesi che oggi si affidano al privato sarebbero disponibili ad appoggiarsi a Cic entrando in società. Già negli ultimi mesi, Cic ha portato a casa alcune commesse significative sul fronte della sanità e non solo dalla Asl/To4, azienda di riferimento del consorzio, ma anche da altre Asl socie. Un nuovo indirizzo potrebbe mettere in sicurezza il Cic per i prossimi anni ed evitare l'esubero di personale. In alternativa - e tra queste c'è anche il silenzio - qualsiasi piano industriale, pur passando attraverso la ricapitalizzazione, dovrà prevedere tagli drastici per riuscire a mantenere la società sostenibile sotto il profilo economico. Perché stringere la cinghia, al Cic, in questi ultimi anni lo hanno già fatto. E non poco. Cassa integrazione fino a fine anno, alcune uscite volontarie che hanno portato il numero dei dipendenti da circa 150 a 138, rinuncia dei lavoratori a tredicesima e parte della quattordicesima 2013. Le perdite di un milione e mezzo della primavera sono sì state dimezzate con nuovi affidamenti. Ma non basta. Ora serve altro.