Indagini su accoltellamento Sequestrate armi, un arresto
SAN BENIGNO Due pistole, una trentina di munizioni, otto coltelli con lame di diversi tipo, tre pugnali, un tirapugni in ferro a quattro punte ed un tubo in metallo della lunghezza di mezzo metro. Un arresto ed una denuncia a piede libero avvenuti rispettivamente a Settimo torinese ed a Sciolze: sono il primo risultato di un'articolata e laboriosa indagine allargata al territorio del Basso Canavese e del Chivassese legata al tentato omicidio di un autotrasportatore di San Benigno avvenuto lo scorso luglio nel piazzale della piscina comunale di Volpiano. Un episodio che la vittima, sin dall'inizio, aveva descritto come un tentativo di rapina finito male.Le indagini sono state affidate ai carabinieri della compagnia di Chivasso e sono state coordinate dalla Procura di Ivrea. L'operazione è scattata nei giorni scorsi con una decina di perquisizioni disposte dalla Procura in altrettante abitazioni che hanno portato al ritrovamento delle armi. Nella sua casa in via Milano 27 a Settimo torinese Roberto Giordano, 28 anni, arrestato per detenzione illegale di armi e munizioni e per ricettazione, aveva nel cassetto del comodino, una pistola semiautomatica Beretta con 25 proiettili. Gli otto coltelli ed i tre pugnali, il tirapugni ed il tubo di metallo erano nascosti in un armadio. Ma l'uomo non è riuscito neanche a spiegare il possesso di un abito da uomo firmato che aveva ancora la placca antitaccheggio così come un paio di jeans di marca. Perquisendo la casa di V.G, residente a Sciolze i carabinieri hanno trovato una pistola a tamburo smontata e non funzionante. L'uomo è stato denunciato per detenzione illegale di armi. Armi che sono state sequestrate. Le altre perquisizioni sono avvenute a Montanaro ed a Volpiano. Ma i carabinieri non hanno trovato quello che cercavano. Le indagini quindi, coperte dal massimo riserbo, continuano. Dopo la convalida dell'arresto Roberto Giordano, che non è stato comunque indagato per il tentato omicidio, è stato scarcerato con l'obbligo di firma. L'autotrasportatore sanbenignese nel corso di una violenta lite con un gruppo di persone, per il momento ancora sconosciute era stato raggiunto da coltellate al braccio, alla gamba sinistra ed ad una mano. Un fendente aveva colpito l'arteria femorale provocandogli una forte emorragia e quindi mettendolo in pericolo di vita. Per fortuna, dopo essere rimasto alcuni giorni in prognosi riservata al San Giovanni Bosco di Torino, si era poi ripreso. Ai carabinieri di Chivasso e di Volpiano aveva raccontato di essere stato vittima di una rapina, ma di non aver notato alcun particolare dei suoi aggressori. Un racconto che però non aveva convinto gli investigatori almeno per due elementi oggettivi: all'autotrasportatore nulla era stato rubato, mentre sarebbe successivamente emerso che con i suoi aggressori aveva un appuntamento, forse per ripianare antiche ruggini. Gli inquirenti quindi hanno cominciato a scavare nella sua vita e nelle sue frequentazioni. Il coltello utilizzato per l'aggressione non era stato trovato. Ed era sparito anche il cellulare dell'autotrasportatore. Lydia Massia