Berlusconi a Fitto: «Vattene via»

ROMA Lo scontro tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto sulla gestione del partito torna ad infiammare Forza Italia ed assume toni talmente forti da arrivare ormai all'attacco personale. «Sei il figlio di un vecchio Dc. Se vuoi andartene, vattene» sono queste le parole che il Cavaliere ha scaricato sul "ribelle" pugliese durante l'ufficio di presidenza di Fi. Un attacco duro al quale Fitto non ha risposto. Berlusconi ha poi corretto nei toni ma non nella sostanza («Non avevo l'intenzione di mancare di rispetto nè a lui nè ai suoi familiari». Resta sullo sfondo il rapporto con il governo Renzi al quale il Cav invia un messaggio: Fi mantiene l'impegno su riforme e legge elettorale, ma non ci sarà «nessun soccorso azzurro» in merito alla modifica dell'articolo 18 visti anche i «passi indietro dell'esecutivo» sul dossier Lavoro. Al di là delle offese personali, lo scontro tra Fitto e Cav è di natura politica: l'ex ministro azzurro continua a criticare la condotta di Forza Italia nei confronti del governo: «Troppo tenera ed attendista». Ma il Cavaliere tira dritto e ai parlamentari forzisti riuniti a Palazzo Grazioli legge un documento che concede ai malpancisti soltanto un inasprimento dei toni per quanto riguarda «politica economica e politica estera». Una concessione che, però, non sembra bastare a Fitto, a Daniele Capezzone, all'ex ministro Saverio Romano e a Cosimo Latronico. I quattro contestano anche che Berlusconi abbia chiesto di votare il documento subito dopo la lettura e prima del dibattito; Fitto e Capezzone votano addirittura contro e Berlusconi perde le staffe. «Raffaele sei quello che danneggia il movimento con le continue dichiarazioni critiche ai giornali ed è questa la causa del calo di consensi che abbiamo». La tensio sale alle stelle e Berlusconi ricorda a Fitto «la fine che ha fatto Fini» e lo invita a «farsi un suo partito» stando attento a non fare «la fine del parroco di paese» con un partitino «come quello di Alfano» che, secondo l'ex premier, sarebbe ormai allo 0,4%. Il leader forzista ne ha anche per Ncd: nessuna alleanza con chi è al governo con Renzi e «vuole fare con noi la politica dei due forni». Attacco cui gli ex compagni di viaggio, replicano con ironia (Cicchitto) e fastidio (Quagliariello). Il primo «ringrazia per l'interessante e istruttivo dibattito». Il secondo rivendica la «giusta scelta» compiuta giusto un anno fa con il divorzio da da Fi. Ma il Cavaliere non si guarda alle spalle. Anzi, punta tutte le sue fiches sul prossimo futuro dicendosi apertamente fiducioso che la Corte Europea possa restituirgli l'agibilità politica ad inizio 2015. Motivo per il quale sarebbe intenzionato a riprendersi il partito e a dare vita ad una svolta strategica: «Serve una maggiore differenziazione nell'offerta politica, anche prendendo maggiormente le distanze da Renzi. di Vindice Lecis wROMA Mentre per strada migliaia manifestavano contro l'austerità, sui mercati andava in scena la delusione per la Bce con il crollo della Borsa. Il vertice di Napoli della Banca centrale europea e le proposte del suo presidente Draghi non sono piaciute ai mercati, estremamente sensibili, causando un'ondata di vendite sui listini europei. In particolare Milano ha chiuso a -3,92% sotto quota 20 mila, tarscinando verso il basso i listini continentali. Bruciati 222 miliardi di euro in una seduta. Davanti al board della banca europea e ai banchieri nazionali, Draghi ha ammesso di «capire i motivi della protesta» data «la debole situazione dell'economia italiana» pur affermando che, se si guarda alle scelte passate, «la colpa della crisi non è della Bce» perchè tre anni prima del suo intervento «il sistema finanziario era al collasso. Per questo motivo il metro per varare nuove misure saranno le aspettative dell'inflazione. Troppo poco per i «mercati» ma Draghi ha già utilizzato molte delle munizioni a disposizione del suo arsenale. Dopo aver lasciato i tassi invariati, ha illustrato il prossimo programma di acquisto di Abs (strumenti finanziari emessi a fronte di operazione di cartolizzazione, simili alle obbligazioni) e di "covered bond" (obbligazione bancaria con profilo di rischio molto basso). Tutto accadrà entro la fine dell'anno. Gli operatori si sono dimostrati subito molto delusi sia sull'ammontare complessivo dell'intera operazione (mille miliardi) che sulla durata (due anni). Che cosa chiedevano dunque i «mercati»? Si aspettavano che Draghi lanciasse una manovra di "quantitative easing" (iniezione d liquidità finanziaria nel sistema economico attraverso operazioni nel mercato) con robuste indicazioni su acquisti di bond e titoli di Stato. Sul modello della Fed americana e della Bank of Japan. L'attesa era forte ma Draghi di questo non ha accennato anche se gli operatori sono convinti che l'iniezione di liquidità sarà la sua prossima e forse estrema mossa dato che ormai i tassi sono a zero. Per ora restano dunque l'acquisto di Abs e "covered bond" (queste ultime entro la metà del mese di ottobre). Gli analisti di Bloomberg hanno spiegato che l'operazione potrebbe cominciare ma con masse limitate dato che il mercato non pesa oltre i 300 miliardi. Le borse del vecchio Continente non hanno gradito e Piazza Affari è sprofondata. Maglia nera del listino Finmeccanica (-6,44%) con la revisione di S&P; alla previsione sul "rating" da stabile a negativo. Le vendite hanno piegato poi una pattuglia di bancari con Banco Popolare che ha ceduto il 6,19%, seguita da Bper (-5,87%), Intesa Sanpaolo (-5,5%), Ubi (-5,14%). Fiat, con Marchionne che al Salone di Parigi ha confermato i target per il 2014, ha ceduto l'1,68%. Cnh invece l'1,21%. Hanno contenuto le perdite, in un listino in gran parte in rosso, Gtech (-0,80%) e Ferragamo (-0,98%). Anche il Fondo monetario per bocca del suo direttore Christine Lagarde avverte che «c'è il rischio di bassa crescita per molto tempo» e promette di voler aiutare «l'economia globale a cambiare verso» e superare una ripresa «fragile, irregolare e piena di rischi». Il Fmi si appresta probabilmente a tagliare le stime di crescita perché «complessivamente - ha spiegato - l'economia globale è più debole di quanto avevamo previsto sei mesi fa». Draghi ha comunque assunto l'impegno a voler varare ulteriori misure per risollevare l'inflazione, in un quadro previsionale di «crescita modesta» e con un indebolimento dell'area euro. Non basta per questo la politica monetaria e Draghi ha chiesto ai governi un contributo indicando le «riforme strutturali del lavoro e dei mercati dei prodotti» che devono «chiaramente accelerare». Secondo il presidente della Bce i Paesi dell'area Euro «non dovrebbero vanificare i progressi già conseguiti ma procedere in linea con le regole del patto di stabilità e crescita» e le misure della Bce tengono conto che le prospettive d'inflazione sono peggiorate. ©RIPRODUZIONE RISERVATA