Obama a Washington, stop alle vacanze
TEL AVIV La polizia israeliana ha schierato ieri 200 agenti in tenuta anti-sommossa per contenere centinaia di estremisti ebrei che a Rishon le-Zion (a sud di Tel Aviv) protestavano contro il matrimonio fra due giovani di Jaffa: Mahmud Mansur, 26 anni, musulmano, e Moral Malca, 21 anni, ebrea e da due giorni convertita all'Islam. La scelta di Mahmud e Moral (fidanzati da cinque anni) si è trasformata loro malgrado in una scottante questione politica quando una organizzazione della destra ebraica, Lehava (che lotta contro l'assimilazione di ebrei con non-ebrei) ha sollecitato i propri sostenitori a dimostrare contro le nozze. Nell'atmosfera di tensione creatasi in Israele fra ebrei e musulmani col procedere dei combattimenti a Gaza, la fiammella di Lehava è diventata un incendio. Mentre ieri mattina Mahmud e Moral provavano i vestiti da festa e posavano per il loro fotografo sulla spiaggia di Jaffa, la questione del matrimonio è arrivata al tavolo del governo e il ministro della Sicurezza interna ha dato ordine di proteggere il ricevimento. Il tribunale distrettuale di Tel Aviv ha concesso ai dimostranti di esprimere la propria contrarietà: ma a duecento metri dalla sala, entro recinti allestiti dalla polizia e presidiati da agenti a cavallo, mentre gli sposi venivano protetti da una decina di guardie del corpo. «Abbiamo ricevuto minacce» ha spiegato alla radio Galit, la madre di Moral. Ad accrescere il dramma, la strenua opposizione alle nozze del padre della sposa, Yoram. «Moral, stai facendo un grave errore. Ripensaci, annulla tutto» ha detto alle telecamere. Lei, invece, ha seguito il proprio cuore, e venerdì è passata all'Islam. Nel rione di Jaffa, sobborgo di Tel Aviv, la popolazione è mista, ebraica e islamica, e il matrimonio è stato accompagnato da espressioni di simpatia e da auguri di successo. Ma in serata, quando la coppia ha raggiunto la sala del ricevimento, ha sentito anche urla di ostilità. «Morte agli arabi», «Arabo, attento, mia sorella non è per chiunque». Parole che hanno fatto inorridire il capo dello Stato israeliano Reuven Rivlin (Likud): «Una linea rossa - ha rilevato - passa fra la libertà di espressione e di protesta, e l'incitamento all'odio. Mahmud e Moral hanno deciso di sposarsi, ed è loro piena libertà in uno Stato democratico. Le parole contro di loro sono oltraggiose e preoccupanti. Per l'incitamento al razzismo non ci può essere spazio nella società israeliana». WASHINGTON Barack Obama ha interrotto ieri per 48 ore la vacanza a Martha's Vineyard ed è rientrato alla Casa Bianca per una serie di incontri, non meglio specificati, con il vice presidente Joe Biden e altri consiglieri della Sicurezza Nazionale. Il suo entourage tuttavia continua a mantenere il riserbo sulla natura dei meeting, anche se l'intensificarsi dei raid americani contro l'Isis potrebbe essere uno degli argomenti di discussione dopo le critiche al presidente per aver comunque deciso di andare in ferie nonostante le crisi internazionali e interne, come i disordini scoppiati a Ferguson, nel Missouri, dopo l'uccisione del giovane nero Michael Brown. Proprio questi due ultimi, caldi, temi hanno trasformato la vacanza di Obama in lavoro: il presidente ha rilasciato commenti sulle azioni in Iraq prima di partire e anche giovedì scorso; stessa cosa per Ferguson. «Penso sia corretto dire che ci sono situazioni complicate nel mondo a causa delle quali il presidente è stato comunque impegnato, aggiornandosi costantemente», ha detto il portavoce della Casa Bianca, Eric Schultz. Nell'escludere un piano di evacuazione della comunità yazida sulle montagne del Sinjar, il presidente americano ha ribadito che i raid aerei statunitensi continueranno «per fornire aiuti umanitari e per proteggere il personale Usa». L'intensificarsi degli attacchi aerei contro lo Stato islamico di Iraq e Siria (Isis), la decisione dell'Unione europea di fornire armi ai curdi per frenare l'avanzata jihadista, e il continuo massacro alle minoranze, potrebbero essere alcuni punti sui quali Obama vorrà discutere alla Casa Bianca. Ieri il premier britannico David Cameron ha detto che l'azione umanitaria da sola non è sufficiente contro l'Isis e ha sollecitato una risposta più vasta dal punto di vista politico, diplomatico e della sicurezza: «La creazione di un Califfato islamico estremista nel cuore dell'Iraq e che si estende verso la Siria non è un problema lontano da casa», ha affermato Cameron, promettendo di Cameron promette di «agire» contro i sostenitori dell'Isis, sia dentro che fuori dal Regno Unito. «Se non lo facciamo - ha spiegato - questo movimento terrorista molto pericoloso crescerà e colpirà nelle nostre strade». Secondo il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che due giorni fa a Baghdad ha incontrato il nuovo premier Haidar Al Abadi, uno stato curdo indipendente destabilizzerebbe invece ancora di più la regione e contribuirebbe alla nascita di nuovi conflitti.