«Il tuo sorriso resterà per sempre»
QUINCINETTO C'erano quasi 1.500 persone in piazza Armonia e concordia ad attendere l'arrivo della bara di Sara Piredda, nel tardo pomeriggio di mercoledì. Sara è morta nello schianto in val di Lys: era la copilota di Domenico Praiale. Aveva 29 anni, faceva l'assistente agli anziani ed era sposata da dieci anni con Daniele Zoppo, con cui abitava in via XXV Aprile, a Quincinetto Parenti, amici e conoscenti si sono stretti ai familiari per cercare di trasmettere loro conforto e hanno gremito il salone pluriuso assurto per l'occasione a Sala del regno. Una cerimonia bellissima e intensa, secondo le modalità dei Testimoni di Geova ai quali Sara apparteneva con profonda fede e sentimento. Una fede salda che da 11 anni la vedeva impegnata a compiere opera di divulgazione, casa per casa, senza pregiudizio alcuno nei confronti di chiunque, lieta di confrontarsi con la gente circa le risposte ai grandi interrogativi della vita. Associata alla congregazione di Borgofranco, Sara era tanto apprezzata dai fratelli per il modo in cui sapeva coinvolgere tutti, indipendentemente dall'età, nell'attività di servizio e di svago. E si era ben inserita anche a Quincinetto dove era molto conosciuta grazie al carattere socievole e a un atteggiamento amichevole che ha favorito un buon rapporto con i vicini e i parenti acquisiti. Amava i viaggi, il decoupage, gli amali e la natura. «La sua mamma, a cui era legatissima – ha ricordato l'oratore, Riccardo Crotta, durante la cerimonia, tracciandone un delicato profilo - ne ha evidenziato il suo essere sempre sorridente». Ecco: rimarrà nei cuori di tutti il ricordo di quel sorriso fissato per sempre in tutte le fotografie che la ritraggono. «Il dolore è immenso – è stato ricordato nell'orazione funebre – La morte, però, è una situazione provvisoria, perché tutti si è in attesa della resurrezione. Al momento stabilito da Dio la persona morta sarà richiamata e noi aspettiamo questo momento. La morte è una disperazione perché l'uomo non è fatto per morire, ma, come esortava l'apostolo Paolo, non bisogna essere disperati come quelli che non hanno speranza. C'è sofferenza, sì, ma c'è anche l'attesa, la consapevolezza che queste lacrime di dolore si trasformeranno un giorno in lacrime di gioia, quando le persone risorgeranno e torneranno sulla Terra». (fr.fa.)