Fiat-Chrysler, il limite di recesso resta a 500 milioni

TORINO La fusione Fiat-Chrysler verrà completata così «come approvata» dall'assemblea dei soci, lo scorso primo agosto. Nel giorno in cui il titolo della casa automobilistica torna sopra i 7 euro, chiudendo le contrattazioni in borsa in terreno positivo per il secondo giorno consecutivo (+1,79%), l'azienda bolla come «illazioni» le indiscrezioni di stampa sulla possibilità di alzare il tetto dei recessi per condurre in porto l'operazione. L'ipotesi, tecnicamente possibile, non è mai stata presa in considerazione. Fiat non ha infatti alcuna intenzione, precisa un portavoce in una nota, «né di rinunciare a tale limite, né di elevarlo». L'asticella resta dunque a quota 500 milioni di euro, il costo massimo stabilito dal Lingotto per il recesso dalle azioni, diritto che il codice civile concede a chi non ha votato a favore della fusione. Qualora dovesse essere superata - tra non intervenuti all'assemblea e contrari (8% del capitale) all'operazione il recesso potrebbe arrivare addirittura a 700 milioni - il progetto subirebbe uno stop. Nessun piano B, dunque. «Se il limite fosse superato - spiega l'azienda - e la società decidesse di convocare una nuova assemblea straordinaria, l'assemblea potrebbe semplicemente approvare un nuovo progetto di fusione, il che condurrebbe alla fissazione di un nuovo prezzo del recesso», attualmente fissato a 7,727 euro ad azione.