Quei pacchi di rubini da 60 milioni

di Rita Cola wIVREA Rubini, una pioggia di rubini. E zaffiri, per un valore di sessanta milioni di euro partiti da Alessandria, destinazione Ginevra. Il tutto, imballato in due pacchi, spediti a pochi giorni uno dall'altro, nella primavera del 2011 e mai ritirati in Svizzera. Ha i contorni di un giallo internazionale degno della miglior trama di thriller la vicenda sulla quale indaga la procura della Repubblica di Ivrea. Qualcuno, in realtà, è andato ad aprire e vedere il contenuto dei pacchi depositati a Ginevra. Forse ha preso qualche rubino, forse no. Ma è certo che quei due pacchi giacevano dallo spedizioniere di Ginevra da tre anni. Che è successo? Il procuratore capo Giuseppe Ferrando ha affidato l'inchiesta al sostituto Giuseppe Drammis, che ha iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di ricettazione un uomo di 50 anni, residente nel calusiese e una donna sulla sessantina, del chivassese. L'uomo è già stato sentito come persona informata sui fatti, ma non è stato convincente. «Quei rubini? - ha detto - Non so di chi siano, non conosco chi me li ha dati». La donna, invece, deve ancora comparire davanti al pm. Dagli accertamenti della procura e dalla guardia di finanza, sia l'uomo che la donna non hanno alcuna attività nè redditi dichiarati che possano giustificare tutti quei preziosi. Altri accertamenti riguardano eventuali violazioni sotto il profilo tributario. La scoperta A seguire le tracce del primo pacco dei rubini (ne contiene 483 e pesa tredici chilogrammi) è stata la guardia di finanza. Nell'esame delle banche dati e negli accertamenti quotidiani, la Finanza si è imbattuta in quel singolare viaggio. Il cinquantenne, titolare di un'attività legata all'abbigliamento, è andato ad Alessandria da un corriere che opera su scala multinazionale e ha proceduto alla spedizione. Dichiarando, ovviamente, anche il contenuto e il valore: rubini per dieci milioni. Il contenuto di entrambi i pacchi può contare sulla consulenza di un esperto di Torino che ne ha certificato autenticità e il valore. Il secondo pacco A distanza di pochi giorni parte un secondo pacco, sempre da Alessandria. A occuparsi della spedizione è la donna. Anche qui, il valore è dichiarato: cinquanta milioni e il pacco contiene rubini e zaffiri. La destinazione è la stessa: Ginevra. Il secondo pacco è stato individuato dall'Agenzia delle entrate e dalla stessa procura della Repubblica durante gli accertamenti legati al primo. Ma i pacchi restano lì Qualcosa di strano, evidentemente, accade perché a Ginevra nessuno va a ritirare i pacchi. Possono ritirare i pacchi le stesse persone che li hanno spediti, ma non ci vanno. Perché? E tutto da scoprire. Si sa, intanto, che i pacchi sono stati aperti ed esaminati da alcune persone delegate da coloro che si sono occupati dalla spedizione, ma nessuno si è portato via i preziosi tant'è che, dopo tre anni, sono ancora lì. Le indagini Il sostituto procuratore Drammis, attraverso una rogatoria, si è occupato del sequestro dei due pacchi e delle pietre preziose. E in queste settimane sta esaminando tutta la documentazione per ricostruire la storia e il destino di queste pietre preziose. L'ipotesi della procura è che la provenienza delle pietre sia illecita e che il primo e il secondo pacco siano strettamente collegati. Ma, se anche così fosse, gli interrogativi restano tanti. Troppi. A cominciare, forse, da quello più banale: perché spedire valori di questa entità in modo trasparente e poi dichiarare di non saperne nulla? Mistero.