Nelle vecchie elementari alloggi, negozi e uffici
di Mauro Michelotti wRIVAROLO Quello che dai primi di settembre si apprestano a vivere i piccoli alunni delle elementari di Rivarolo sarà anche l'ultimo anno scolastico nel vetusto edificio di via Roma. I lavori del nuovo plesso vanno avanti e la prossima primavera lo stabile di via Lemaire dovrebbe essere pronto. Converrà abituarsi, dunque, all'idea che nell'area dove insiste anche una chiesa del XIII secolo, come quella di San Francesco, possano nascere nuovi negozi, nuovi uffici, nuove unità residenziali. Del resto, nella stessa zona una galleria commerciale c'è già (si chiama San Francesco pure quella), così come il terziario è fortemente sviluppato. Per chi Rivarolo la concepisce come una moderna città dove altri negozi non disturberebbero affatto, quello che potrebbe scaturire sarebbe l'ideale prosecuzione di un disegno. Ad altri, invece, viene difficile pensare che un'area un tempo destinata a pubblici servizi (scuole) possa essere spalmata su seimila metri di commerciale e residenziale, appunto. Il consiglio comunale, o meglio, la maggioranza, un punto a capo l'ha messo durante la seduta di mercoledì scorso che, secondo l'assessore all'Urbanistica Francesco Diemoz, altri non è stato che «la chiusura di un iter». L'assemblea, chiamata ad approvare la decima variante parziale alla variante generale al piano regolatore, non ha modificato alcun carico urbanistico, alla fine, ma ha proceduto, per dirla ancora alla Diemoz «ad una semplice ricognizione». Il project financing, come noto, era stato attuato dall'amministrazione Bertot che aveva stipulato una convenzione con due società. In cambio della possibilità di poter costruire nell'area delle vecchie scuole e in quella dell'ex Enel si sarebbe impegnata a realizzare il nuovo edificio destinato ad ospitare le elementari. Operazione a costo zero, per il Comune (sulla carta), come prevede la finanza di progetto. Poi, problemi su problemi, il cantiere del polo scolastico fermo (causa la crisi), il Comune commissariato per presunte infiltrazioni mafiose, i commissari che si trovano nella condizione di dover metter mano a tutto l'impianto (sganciando le due aree l'una dall'altra) se vogliono far ripartire il cantiere, l'impresa, le scuole, in sostanza. Di soldi, Palazzo Lomellini, ne spenderà eccome (un milione 700mila euro), anche se il progetto, rimodulato in base alle esigenze attuali del plesso, è ormai il lontano parente di quello precedente. In compenso, il Comune resta proprietario delle vecchie scuole che scuola, a questo punto, non lo saranno più. Che succederà lo sapremo solo vivendo. I gruppi di minoranza, ma per motivazioni diverse (Riparolium è stata la formazione di Bertot e a quel project financing ci ha sempre creduto), hanno lasciato la sala prima della votazione. «Il tema è di tale spessore e con una ricaduta diretta sulle famiglie - ha rimarcato Marina Vittone - che avrebbe meritato una seduta apposita». E la pasionaria di Argentera preannuncia che si batterà per una nuova variante che riporti l'area alla destinazione iniziale: servizi pubblici.