«A Torre Balfredo rischio ambientale»
di Vincenzo Iorio wIVREA Tornano alla luce i rifiuti sotterrati fino al dicembre del 1986 nella discarica di Torre Balfredo, alla periferia est di Ivrea. Ancora una volta, come nel 2000 ai tempi dell'alluvione della Dora Baltea, il fiume ha eroso la sponda sinistra danneggiando e distruggendo la scogliera posta quattordici anni fa a difesa dell'ex discarica. E ora il Movimento 5 stelle parla di rischio ambientale, presentando una esposto all'Arpa (Agenzia regionale per l'ambiente) e alla Forestale. «I rifiuti sono tornati a contatto diretto con il fiume - spiega Pierre Blasotta -. Quello che si presenta davanti agli occhi è uno spettacolo raccapricciante. In uno scenario da Terra dei Fuochi, dagli argini erosi dal fiume spuntano rifiuti di ogni genere: pneumatici, latte d'olio, latte di vernice e tanti altri rifiuti generici». «Gli abitanti della zona riferiscono che molte persone si recano lì per raccogliere funghi e utilizzano l'acqua dei pozzi adiacenti sia per irrigazione che per uso domestico aggiunge Blasotta e come se non bastasse, i terreni limitrofi sono tranquillamente coltivati a mais. La zona non è recintata e non c'è nessun cartello che avvisi i cittadini del pericolo». Dal Comune di Ivrea, l'assessore all'Ambiente Giovanna Codato va su tutte le furie quando sente parlare di Terra dei Fuochi e di rischio ambientale. «La zona rientra nel piano regionale di bonifica e periodicamente ci sono controlli da parte dell'Arpa che non ha mai segnalato situazioni di pericolo - spiega - Codato -. L'erosione delle scogliere è stata segnalata quest'inverno all'Agenzia interregionale per il fiume Po che ha effettuato un sopralluogo. Stiamo attendendo una risposta e l'inizio dei lavori. Forse è il caso di piantarla con inutili allarmismi, così come sta accadendo per la cava di San Bernardo. Questa amministrazione è stata sempre trasparente e i documenti sono a disposizione di tutti, dei consiglieri e dei cittadini». L'ex discarica di Torre Balfredo è quella utilizzata dall'Audi, l'ex Azienda urbana di igiene pubblica. Dallo studio effettuato nel 2000 dall'Anpa (Agenzia nazionale per l'ambiente) e dall'Arpa Piemonte, in seguito alla piena della Dora, sono tre gli aspetti che maggiormente saltano agli occhi. 1) "L'impianto di smaltimento non è mai stato autorizzato ai sensi del D.P.R. 915/82, ed ha continuato ad essere utilizzato in virtù di un provvedimento del Pretore di Ivrea". 2) "Le caratteristiche dimensionali e la reale estensione dell'area adibita a discarica non sono conosciute nel dettaglio, poiché mancano gli elaborati progettuali della struttura". 3) "La tipologia prevalente dei materiali presenti è costituita in gran parte da rifiuti solidi urbani, ad eccezione del settore posto nel vertice Nord Est dell'area, dove sono presenti rifiuti classificabili come pericolosi, costituiti da materiale di triturazione di pneumatici ed altre parti di autoveicoli". «Nessuno sta puntando il dito contro il Comune - chiarisce Blasotta -ma quella discarica è a Ivrea. Oltre al ripristino delle scogliera, chiediamo di bonificare l'intera zona e di rendere inaccessibile le aree con recinzione e segnali di pericolo. Chiediamo di avvisare la popolazione dei rischi che corrono utilizzando i prodotti agricoli prelevati dai terreni contaminati e di eseguire verifiche sui pozzi utilizzati dai cittadini».