Senza Titolo

«Con fede nella nostra Nazionale. Brasile: 200 milioni di cuori sempre uniti!», recita l'ultimo tweet di Dilma Rousseff prima di sparire. Sta per iniziare la finalina con l'Olanda, e la presidente non immagina che la Seleçao ne prenderà altri tre. Nell'anno delle presidenziali, ha rischiato sul Mondiale e le è andata maluccio; si difende dando la colpa alla fuga dei talenti e promettendo qualcosa – non dice se saranno vantaggi fiscali o altro – per evitarla. I numeri le darebbero ragione: senza tornare al trittico d'oro 1958-1962-1970, quando tutta la rosa veniva dai club brasiliani, basta confrontare i Mondiali 1994 (10 su 23 giocavano in patria) e 2002 (13 su 23) con i convocati attuali (tutti all'estero meno quattro, tra i quali i due portieri di riserva). Ma contro la rabbia i numeri valgono poco: e così, tra le rispostacce che la presidente rimedia, c'è pure l'accusa di aver venduto la Coppa allo straniero. Perché in Brasile si può perdere un Mondiale in casa solo facendolo apposta.