Eliminare il dolore negli ospedali L'Asl ci prova
di Rita Cola w IVREA Giuseppe Roberti, medico anestesista, master in bioetica, ha 53 anni, ed è primario a Ciriè. Ha cominciato ad occuparsi della terapia del dolore anni fa, quando era argomento da pionieri. Oggi non è più così. Nel 2011, l'Asl/To4 ha istituito il comitato ospedale senza dolore e lui è stato nominato coordinatore. Pochi giorni fa, la direzione ha deliberato alcune integrazioni e modifiche tra i componenti del comitato multidisciplinare (comprende varie figure, compresi psicologi, farmacisti e volontari) confermando il coordinamento a Roberti. Che spiega: «Leggi e delibere sono atti importanti, ma sono un punto di partenza. Il concetto di ospedale senza dolore è, prima di tutto, una sensibilità culturale». Già, perché il dolore è un qualcosa di complesso, difficile da definire. Roberti è molto chiaro: «Il dolore non è solo fisicità. Ha una componente fisica, è chiaro, ma che si integra con il vissuto del paziente, la sua sofferenza psichica, il suo confrontarsi con l'esistenza». E quindi come si interviene? «Intanto misurandolo e cercando di contenerlo con terapie specifiche che entrano nella cartella clinica e nella misurazione quotidiana, esattamente come gli altri parametri vitali». Ovviamente il lavoro portato avanti dal comitato si inserisce in un percorso riconosciuto dalla legge (la 38 del 2010, considerata dagli addetti ai lavori un punto fermo importantissimo perché regola l'accesso alla terapia del dolore) e nell'ambito di una rete regionale. «Il nostro primo lavoro - dice Roberti - è stato quello di mettere a punto uno schema di azione unico per tutti gli ospedali dell'Asl/To4, in modo che tutti i pazienti abbiano le stesse opportunità di trattamento». Banale il quesito: ma come fa, il medico, a misurare un dolore? «Si usa una scala numerica. Da uno a 10, si chiede a un paziente di valutare il proprio dolore. Il numero è un'astrazione che tutti comprendono ed è un metodo che funziona». Accanto, ogni anno sono proposti corsi di formazione per confrontarsi, fare il punto sui progetti e, con gli studenti del corso di laurea in infermieristica di Ivrea, andare a verificare, nei reparti, come siano state recepite le indicazioni. Roberti e il suo gruppo hanno affrontato, come primo grande argomento, il dolore post-operatorio, coinvolgendo i reparti di chirurgia degli ospedali di Ivrea, Cuorgnè, Chivasso e Ciriè e, con il servizio Risk management diretto da Vincenza Palermo, e Paola Rossetto (che fa parte del comitato) per scrivere un protocollo da seguire in tutta l'azienda. Viene quindi inserita la scheda terapeutica del post operatorio secondo un percorso preciso e uniforme. Non è tutto. Altro grande tema: il parto senza dolore, che coinvolge i reparti di ostetricia. Qui, il piano è pronto, anche grazie all'esperienza di Roberti che, per anni, ha lavorato alla rianimazione pediatrica del Sant'Anna di Torino. Altro progetto a brevissimo termine, un momento di formazione e confronto con i medici di medicina generale: «Il rapporto con il territorio è fondamentale, per noi», sottolinea Roberti. Non a caso, nel nuovo comitato, è stata inserita la presenza del responsabile dei servizi territoriali, Franco Valtorta. «Il nostro prossimo obiettivo - aggiunge Roberti - è fare rete tra tutti i servizi , in modo che agli ambulatori di terapia antalgica, possano accedere in tempi ragionevoli le persone che ne abbiano davvero bisogno. Io sono convinto che solo con l'appropriatezza delle terapie e dei percorsi si possano dare risposte efficaci a chi ne ha davvero bisogno». Mercoledì 16 luglio, prima riunione del comitato.