Papa Francesco alle guardie svizzere «Sarà una guerra»
dall'inviato wSAN PAOLO Per un'ora e mezza San Paolo si è sentita un po' la capitale del pianeta, tanto che la notizia del derby che si è giocato nella Città del Vaticano ha fatto il giro della città in poche ore, rimbalzando da un notiziario all'altro, dove le immagini (di archivio) del Santo padre si intrecciavano con quelle delle guardie svizzere. Merito dell'indiscrezione lanciata dall'agenzia francofona di informazione vaticana I.Media che ha riferito del siparietto tra papa Francesco e una delle sue guardie, durante il quale avrebbe detto, scherzando: «Sarà guerra», per poi declinare l'invito a seguire la partita dell'Arena Corinthians in compagnia: «Purtroppo non si può». Gli argentini che affluivano allo stadio ieri parlavano anche di questo, di un episodio capace di riportare anche il "dio pallone" sulla terra, come spesso fa il Santo padre, usando l'ironia. Ma molti erano anche convinti che Papa Francesco avrebbe comunque seguito la sfida tifando Argentina. La promessa di restare neutrale, fatta alla presidente Rousseff, non poteva che essere una piccola bugia. San Paolo argentina. Incredibile. Erano almeno 70 mila gli argentini ieri a San Paolo. Una marea Albiceleste che ha fagocitato le poche bandiere rossocrociate che si incrociavano in centro, all'altezza di Avenida Paulista, e che già di primo mattino puntavano verso il quartiere di Itaquera, letteralmente ridisegnato nella viabilità per snellire il traffico attorno all'Arena Corinthians. Missione compiuta. Affluenza ordinata e pochi i gauchos senza biglietto che si sono fiondati verso lo stadio: d'altra parte le forze dell'ordine hanno fatto da filtro controllando l'accesso ai viali pedonali che portano ai cancelli. Senza tagliando nessuna "gita" verso il recinto nella speranza di trovare dei bagarini all'ultimo istante. Organizzazione. I brasiliani temevano in modo particolare il prepartita. Tanto che nelle ore che hanno preceduto il match i messaggi della Prefettura hanno seguito – per intensità – il flusso degli argentini in arrivo, il cui numero è andato via via crescendo nelle stime. Tanto da passare dai 45 mila, attesi lunedì, ai già citati 70 mila. Rapida la mossa delle autorità locali: via libera anche al Sambodromo Anhembi, dove i tifosi hanno potuto accamparsi per dormire nelle tende loro tende, grazie all'installazione in tempo record di servizi igienici e docce. Il resto della marea era a Interlagos, nella zona del famoso circuito di Formula 1, riservata soprattutto a quelli che hanno raggiunto il Brasile con camper, furgoni e pullman. Sono quelli che hanno bruciato quintali e quintali di carbonella per alimentare i loro grill e così mettere alla brace la famosa carne argentina. Quelli arrivati in aereo, invece, hanno pernottato negli alberghi del centro, esauriti, e si sono tuffati nei locali che propongono il churrasco. lì nella notte hanno consumato le loro sfide a furia di canti con i pochi svizzeri, decisamente divertiti dal folclore sudamericano. Sugli spalti. In mattinata poi il pellegrinaggio: i fortunati con il tagliando in tasca si sono diretti nella zona est della città (una distesa enorme di case e palazzi: con i suoi 20 milioni di abitanti è la più estesa dell'emisfero australe), gli altri nei punti strategici di una metropoli che è diventata per un paio di giorni davvero argentina, tanto che al Trianon Park c'era anche una sede mobile del consolato di Buenos Aires. Quelli senza tagliando, invece, si sono sparsi tra Piazza Samba e Tacchini nella zona Nord, tra Jacuí Park e São Miguel Paulista, nella zona orientale, o in Praça João Tadeu Priolli, dove erano stati installati dei maxischermo per servire delle aree pronte a ospitare cinquemila spettatori ciascuna. D'altra parte il match era un evento atteso a San Paolo quanto una partita della Seleçao: lo si capiva anche dal numero di maglie verdeoro che si sono mescolate alla folla Albiceleste, fornendo un'autentica "preview": la sfida tra Brasile e Argentina nella finalissima per la Coppa del Mondo. E il colpo d'occhio sulle tribune dell'Arena Corinhians aveva lo stesso sapore. Metà gradinata biancoceleste alle spalle di Romero (nel primo tempo) qualche macchia rossa dall'altra parte e molte, moltissime maglie gialle mescolate e neutrali, in cerca di divertimento.(p.o.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA