Città futura nei guai sta affondando nei debiti

MONTANARO Città futura: sempre peggio. La società partecipata del Comune di Montanaro, in liquidazione dallo scorso autunno ha chiuso il bilancio 2013 con un passivo di 286 mila euro, dovuti in buona parte ai mancati incassi della gestione della casa di riposo che dal novembre 2012 non è più nella società e dagli interessi caricati nel piano di rientro dei debiti. Venerdì pomeriggio l'assemblea della società - sindaco in rappresentanza del socio unico e liquidatore - si è riunita alla presenza di alcuni esponenti di maggioranza e minoranza e le prospettive non sono rosee. Il piano di liquidazione di Città Futura, prevede la vendita degli immobili, dei terreni e dei rami d'azienda. Quindi si ritenta per l'ennesima volta a vendere i locali di corso Primo maggio, abbassando l'importo a 92mila euro, dopo si procederà con i terreni a nord del paese, in zona eco stazione, che essendo a destinazione servizi potrebbero avere un po' di appeal sugli acquirenti. Successivamente si parlerà della struttura che ospitava la vecchia casa di riposo in via Mazzini, quella destinata agli autosufficienti. Poi si passerà alla cessione dei due rami d'azienda: la farmacia e l'asilo nido. «Il problema maggiore – commenta Luca Rastaldo, consigliere comunale dei Democratici che ha convocato una conferenza stampa dopo l'assemblea – sono i dipendenti perché in entrambi i casi ce ne sono alcuni che erano stati assunti con il contratto degli enti pubblici e un acquirente privato non potrebbe che fare un contratto di lavoro di tipo privatistico». Il sindaco Giovanni Ponchia, che appena insediato si è trovato con l'emergenza Città futura, ha chiesto un po' di tempo. Pur approvando la quota di vendita della farmacia (2 milioni e 500 mila euro) ha chiesto di poter ragionare ancora un po' per capire se ci siano delle modalità che tutelino il più possibile i dipendenti e i servizi. «Noi – continua Rastaldo – abbiamo offerto la nostra collaborazione per cercare una soluzione. Si potrebbe provare la strada delle società pubbliche che gestiscono le farmacie a Torino e Venaria». «Che la situazione fosse grave – lamenta il consigliere – lo sapevamo, ma non così. Soprattutto non immaginavamo che i debiti nei confronti dei fornitori fossero così alti. Ammontano a un milione e 300 mila euro. In precedenza si era parlato di cifre molto più basse, circa un quarto. Abbiamo la sensazione che la scorsa amministrazione abbia taciuto sulla situazione reale». Alla passata amministrazione comunale il Pd attribuisce anche un'altra responsabilità: «La liquidazione andava seguita con più attenzione. Non si doveva vivacchiare per tanto tempo», continua Rastaldo. Rigetta le accuse l'ex-sindaco Marco Frola: «Probabilmente il debito nei confronti della farmacia è ulteriormente salito. Di sicuro prima non si parlava di 200-300 mila euro ma molto di più e ci sono i bilanci passati che possono provarlo. In questi mesi non siamo stati fermi: sono state fatte le perizie sulla farmacia. Sono questioni delicate e ci vuole tempo». Silvia Alberto