Ora solo Calderoli difende l'immunità
di Maria Berlinguer wROMA L'immunità per i senatori? «Chiedete a Calderoli e alla Finocchiaro, noi non c'entriamo nulla». Alla vigilia di una settimana decisiva per le riforme Paolo Romani nega che dietro la proposta di reintrodurre l'immunità per i senatori ci sia la lunga mano di Forza Italia. La precisazione del capogruppo a palazzo Madama degli azzurri arriva in serata, dopo i molti maldipancia espressi sia dalla minoranza del Pd, già sul piede di guerra sulla riforma del Senato, che dai grillini che a tre giorni dall'incontro con il Pd accusano il partito di Renzi di aver accettato «una porcata» pur di portare a casa l'accordo con Berlusconi. «Sembra incredibile ma a distanza di dieci anni il padre del Porcellum Calderoli, colui che ideò la legge elettorale più incostituzionale della nostra storia, mette a segno un altro colpo da brividi: l'immunità per sindaci e consiglieri che siederanno in Senato», attacca Luigi Di Maio, vicepresidente pentastellato della Camera. Per Di Maio, che mercoledì guiderà la delegazione del M5S all'incontro con il Pd, il partito del premier «non ha più alibi». «Forza Italia neppure lo sapeva» conferma Roberto Calderoli. L'esponente leghista rivendica però la proposta dell'immunità. «Il Senato non sarà un dopolavoro» e se i senatori non potranno contare sull'immunità allora sarà necessario toglierla anche ai deputati. Intanto oggi Beppe Grillo farà il punto con i parlamentari in vista della trattativa con il partito di Matteo Renzi. A tre giorni dal faccia a faccia i vertici del Pd e il governo fanno però quadrato sulle riforme. A partire da Maria Elena Boschi. «Il governo aveva fatto una scelta opposta, perché si sarebbe creata una distinzione tra i consiglieri e i sindaci che sono eletti senatori e tutti gli altri», spiega il ministro per le Riforme. Per Boschi della questione dell'immunità si «può discutere» ma «non è centrale» per la riforma del Senato. Sulla stessa lunghezza d'onda è anche Lorenzo Guerini. «È stata un'iniziativa dei relatori e comunque non è un punto centrale della riforma» assicura il vicesegretario del Pd. L'ex sindaco di Lodi resta ottimista anche sulla tenuta dell'asse con Forza Italia. «Reggerà al passaggio in aula», dice, convinto che alla fine anche la minoranza del Pd non si metterà di traverso perché «nessuno vuole intestarsi la colpa di far fallire le riforme». L'ottimismo di Guerini cozza con le perplessità manifestate ancora ieri da una parte di Forza Italia e in primis da Renato Brunetta. Augusto Minzolini, firmatario con altri 15 senatori di una proposta che chiede l'elezione dei futuri senatori minaccia di non votare l'accordo sulle riforme raggiunto tra Renzi e Berlusconi. E anche nel Pd la minoranza non sembra affatto rassegnata all'idea di far passare le riforme così come il governo le propone. Massimo Mucchetti, uno dei 14 senatori che si erano autosospesi per protestare contro la sostituzione di Mineo e Chiti in commissione Affari Costituzionali, si rivolge direttamente alla Boschi. Confermando che sulla via dell'intesa dentro il Pd restano due ostacoli forti: la questione dell'eleggibilità dei senatori e quella delle preferenze. «Nessuno vuole fermare le proposte ma se ti convincessi che un Senato eletto dal popolo, proprio come quello americano, è meglio del Bundesrat, avresti l'unanimità o quasi del Senato», scrive sul suo blog. «Alla Camera l'iter diventerebbe una passeggiata e prima della fine del semestre italiano della Ue, avresti la riforma approvata e dopo protresti sottoporre a referendum confermativo quella che comunque sarebbe una riforma costituzionale approvata dal Parlamento del Porcellum». ©RIPRODUZIONE RISERVATA