Amianto all'Olivetti, trenta nuovi casi

di Vincenzo Iorio wIVREA Si allunga la lista dei malati di mesotelioma pleurico che avevano lavorato all'Olivetti. Nei primi sette mesi di attività, allo sportello di ascolto della Cgil di Ivrea si sono rivolte 36 persone, 30 dei quali strettamente olivettiani, gli altri facevano parte dell'indotto. Sedici di loro hanno contratto il mesotelioma (alcuni sono già deceduti); altri 14 invece si sono ammalati di tumori ai polmoni e alla vescica. Tutti i casi sono stati segnalati alla magistratura che proprio in questi giorni sta chiudendo l'inchiesta che vede nel registro degli indagati trenta tra presidenti, consiglieri di amministrazione e manager della Olivetti e delle società controllate. Le vittime di mesotelioma pleurico finite in questa prima inchiesta sono ventuno, tredici delle quali decedute tra il 2000 e i primi mesi del 2013. Altri, tra cui quelli segnalati dalla Cgil, finiranno con ogni probabilità in un'inchiesta bis. Parliamo di lavoratrici e lavoratori degli stabilimenti di Scarmagno, San Bernardo, Agliè, Officine Ico dove nei reparti si utilizzava - e questo è stato già accertato in un primo processo - talco contaminato con amianto (la tremolite) per riuscire a far scorrere i cavi dentro le guaine a loro volta rivestite, durante il cablaggio, con protezioni isolanti in fibre di amianto. Operai, manutentori, addetti alla produzione di telescriventi e personal computer, dipendenti dell'Olivetti dalla fine degli anni Settanta ai primi anni Duemila. Tra gli indagati spiccano i nomi dell'ingegnere Carlo De Benedetti, presidente dell'Olivetti per quasi vent'anni, dal 1978 al 1996 e di suo fratello Franco; Corrado Passera, ex numero uno di Intesa Sanpaolo, ministro dello sviluppo economico nel Governo Monti, a Ivrea dal 1992 al 1996 con la carica di amministratore delegato. «Le difficoltà riscontrate in questi mesi di lavoro - spiega Giuseppe Capella del gruppo di ascolto della Cgil - sono molte. Parliamo di lavorazioni in stabilimenti chiusi da anni, dove non esiste più il rapporto diretto con i lavori. La memoria storica è affidata per lo più ai ricordi dei vecchi delegati sindacali». Ma la difficoltà più grande è quella culturale. «Nei confronti dell'Olivetti - aggiungono Rita Castelnuovo ed Ezio Sciandra - c'è una sorta di tabù, un'iconografia inviolabile. Insomma, molti non vogliono sporgere denuncia, preferiscono rinchiudersi nel loro dolore». Federico Bellono, segretario provinciale Fiom, è molto esplicito. «Da quando è stata resa pubblica l'inchiesta della magistratura sulle morti per mesotelioma - spiega - in città l'argomento è stato affrontato solo dai sindacati, dagli ex lavoratori e da qualche avvocato. Nonostante la drammaticità dell'argomento, c'è una riserva mentale nel fare i conti fino in fondo con un capitolo doloroso della storia olivettiana e della nostra comunità; un aspetto che non può essere sottovalutato. Dobbiamo andare fino in fondo a questa vicenda, proprio per difendere l'esperienza dell'Olivetti nel suo insieme e per difendere la memoria di quei lavoratori che sono morti o si sono ammalati». Venerdì 27 giugno (Ivrea, sala Santa Marta alle 14) Cgil, Spi Fiom e Inca hanno organizzato un convegno che parte dal caso Olivetti per allargarsi alla Tutela della salute nel luogo di lavoro e nel territorio. «Sarà l'occasione - spiega Renata Ippolito (Inca, patronato)- per aprire un confronto aperto rispetto alla necessità di riuscire, in casi simili, a reperire dati certi e ufficiali, messi a disposizione dei cittadini da parte degli enti preposti, come Inail, Asl, Spresal. Deve esserci un impegno di tutti, a partire dai medici di base, sulla prevenzione delle malattie contratte nei luoghi di lavoro e ad approfondire le ricadute dei costi economici e sociale legati ad attività insalubri».