Iraq, Obama invia soldati primi colloqui con l'Iran
NEW YORK Quasi 300 soldati Usa, «equipaggiati per il combattimento», stanno arrivando a Baghdad, mentre il Pentagono rafforza la sua presenza navale nelle acque del Golfo e alti funzionari del Dipartimento di Stato hanno avuto un primo contatto con diplomatici iraniani per discutere della crisi in Iraq: di fronte all'avanzata qaedista, Obama dispone una serie di risposte e si prepara a ordinare ulteriori contromisure, scegliendo tra una vasta gamma di opzioni, militari (con i droni in primo piano) e non. Opzioni che gli sono state illustrate nel dettaglio nel corso di una riunione che ha avuto con il suo team per la sicurezza nazionale, a cui hanno partecipato tra gli altri i ministri degli Esteri e della Difesa, il direttore dell'intelligence nazionale e quello della Cia, il capo di Stato maggiore interforze, gli ambasciatori Usa all'Onu e a Baghdad. Allo stesso tempo, la Casa Bianca ha comunicato al Congresso che «circa 275 soldati vengono dispiegati in Iraq per fornire sostegno e sicurezza al personale americano dell'ambasciata Usa a Baghdad». E il Dipartimento di Stato a sua volta ha confermato che a Vienna, a margine dei negoziati sul nucleare iraniano, c'è stata «una breve conversazione» dedicata all'Iraq. Una conversazione che, seppur breve, è stata comunque ad alto livello, visto che vi ha partecipato il vice segretario di Stato William Burns e alti funzionari iraniani, tra cui sembra lo stesso ministro degli Esteri Javad Zarif. Intanto, nelle acque del Golfo è arrivata la nave da trasporto anfibio USS Mesa Verde, che trasporta aerei-elicotteri Osprey MV-22, e si è unita al gruppo navale della portaerei USS George H.W. Bush, che a sua volta dispone di almeno 70 tra caccia e elicotteri ed è scortata dal cacciatorpediniere USS Truxtun e dall'incrociatore USS Philippines Sea, armati con decine di missili da crociera Tomahawk. Tuttavia, affermano diversi esperti, condurre raid aerei contro i jihadisti dello Stato Islamico in Iraq e nel Levante (Isis), ormai sparsi nel territorio iracheno, potrebbe essere un'operazione alquanto complicata. In particolare perchè i combattenti dell'Isis si sono impadroniti di diverse città e si sono mischiati ai civili. E anche l'utilizzo dei droni non è semplice, anche se da tempo sono lo strumento privilegiato dal Pentagono e dall'amministrazione Obama. Soprattutto perchè quelli che possono essere armati - Predator e Reaper - non sono in grado di decollare dalle navi. Gli Usa ne hanno in diverse basi della regione, in particolare in Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar, ma non è affatto detto, scrive il Washington Post, che i leader sunniti di tali Paesi concedano l'uso delle loro basi per operazioni militari in Iraq a sostegno del premier sciita. Sul terreno intanto i combattimenti tra i jihadisti e le forze lealiste sono arrivati a Baquba, una sessantina di chilometri da Baghdad. Mentre gli insorti si sono impossessati di gran parte della regione nord-occidentale di Tallafar, di importanza strategica perchè permette di controllare l'accesso verso il confine della Siria, dove vaste regioni sono già sotto il controllo dello stesso Isis.