Ragazzi rapiti, raid israeliani a Hebron
TELL AVIV Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha accusato Hamas di essere responsabile del rapimento dei tre ragazzi israeliani scomparsi giovedì in Cisgiordania ed ha annunciato «gravi conseguenze», mentre il suo governo ha deciso di richiamare un numero per ora limitato di riservisti. Il rapimento dei tre giovani è stato condannato dal segretario Onu Ban Ki Moon e dal segretario di stato Usa John Kerry, il quale ha confermato che «molti indizi portano alla conclusione che Hamas sia coinvolta». Un'accusa che è definita «stupida» dall'organizzazione islamica. Sul terreno si è però alzato immediatamente il clima di tensione, segnato già da un'incessante caccia all'uomo da parte israeliana e dall'arresto di 120 palestinesi, mentre è sotto assedio Hebron, nei cui paraggi i tre studenti di una scuola rabbinica sono stati segnalati l'ultima volta. A testimoniare il livello di guardia raggiunto, la misura presa da Israele di richiamare un numero «limitato» di riservisti dell'esercito in modo da rimpiazzare gli uomini impegnati nelle ricerche. Al tempo stesso Israele ha dispiegato batterie di "Iron Dome", il sistema antimissili, tra Ashdod e Ashqelon (a ridosso di Gaza), a Rehovot (nel centro di Israele, non lontano da Tel Aviv) e a Beersheva, per difendersi dai razzi sparati dalla Striscia, caduti anche ieri e seguiti da un intervento dell'aviazione israeliana. Anche a Gaza, come a Hebron, non si entra e non si esce se non per motivi umanitari e medici. In mancanza per ora di una svolta tangibile nelle ricerche (anche se il ministro della Sicurezza Yitzhak Ahronovitch parla di «qualche progresso»), Israele tuttavia sembra essere decisa ad evitare la sindrome vissuta nel 2006, al tempo del rapimento a Gaza del soldato Gilad Shalit. Anche per questo, dopo la retata la notte scorsa dei palestinesi in Cisgiordania, per lo più militanti di Hamas (tra cui il leader Hassan Youssef), Netanyahu non ha fatto sconti. Dopo aver accusato la fazione islamica, ha annunciato che «questo avrà gravi conseguenze». Né ha evitato di rimarcare che con Hamas il presidente palestinese Abu Mazen ha stretto un accordo dopo il quale - ha rincarato la dose - si è visto «un aumento del terrorismo. Ciò dimostra che il nuovo governo palestinese - ha spiegato - non fa avanzare la pace, bensì il terrorismo». Parole respinte da Hamas: non solo «stupide» ma anche - ha ribattuto il portavoce Sami Abu Zuhri - «un bluff diretto ad acquisire informazioni». Anche Ehab Bessaiso, portavoce del nuovo governo di unità di Ramallah è sceso in campo ribadendo che «non è possibile incolpare l'Autorità nazionale palestinese» per la scomparsa dei tre coloni in zone non soggette al controllo delle sue forze di sicurezza. Ed ha condannato l'escalation militare ad Hebron, esortando la comunità «internazionale ad intervenire per fermare la «punizione collettiva dei cittadini palestinesi». Nella corsa contro il tempo per riportare a casa i tre rapiti, l'esercito si muove nella presunzione che i ragazzi «siano ancora vivi» e «ancora in Cisgiordania», anche se non escludono altre possibilità. Un ufficiale ha confermato che gli sforzi sono diretti contro Hamas, ma ha anche detto di non vedere «una connessione tra la riconciliazione Fatah-Hamas e il rapimento».