Senato, bufera nel Pd "autosospesi" in 14
«E poi saremmo noi il partito diviso...». Silvio Berlusconi, che ieri ha incontrato i coordinatori regionali di Forza Italia, non sembra stupito del caos interno al Pd ma ci tiene a ribadire la sua intenzione di rispettare gli accordi sulle riforme. I due «colonelli» azzurri ( Verdini e Letta) non hanno mai interrotto i contatti con gli ambasciatori renziani in modo da trovare una soluzione condivisa che consenta ai due leader di incontrarsi nuovamente per siglare l'intesa. Già perchè quello del governo è un testo che non piace agli azzurri: «Quello che è accaduto - osserva Giovanni Toti - è la dimostrazione che il progetto del Senato presentato da Renzi non piace a noi, ma anche a molti del Pd». In attesa di capire cosa dirà Renzi all'assemblea del suo partito, il Cavaliere tenta di trovare una soluzione ai nodi interni. di Gabriele Rizzardi wROMA È bufera nel Partito Democratico. Dopo la sostituzione di Vannino Chiti e Corradino Mineo nella Commissione Affari Costituzionali del Senato, dove il rapporto tra maggioranza e opposizione è di 15 a 14 per cui anche un solo voto può essere decisivo, tredici senatori che contestano la riforma del Senato targata Renzi ieri mattina si sono autosospesi dal gruppo parlamentare. Un'agguerrita pattuglia che conta esponenti dell'area civatiana ma non solo (dentro ci sono anche Vannino Chiti, Felice Casson, Massimo Mucchetti). Poi, nel pomeriggio, se n'è aggiunto un altro, Francesco Giacobbe, e sono diventati 14. Ce n'è quanto basta per fare un gruppo autonomo (a Palazzo Madama servono almeno 10 senatori) e per rendere incandescente l'assemblea nazionale del partito che si riunirà domani e metterà ai voti la decisione assunta dal gruppo del Senato su Mineo e Chiti. La delicata questione sarà affrontata anche martedì prossimo durante l'assemblea dei senatori Pd. Ma, prima dell'assemblea, potrebbe arrivare quel «chiarimento» che i dissidenti hanno chiesto al capogruppo, Luigi Zanda, che ieri ha telefonato a Vannino Chiti per definire una data. E il giorno del charimento potrebbe esserci lunedì prossimo. Ieri, ad annunciare lo strappo è stato il senatore dem ed ex sindaco di Brescia, Paolo Corsini, che ha letto nell'aula del Senato un durissimo documento di condanna: «La rimozione dei senatori Chiti e Mineo decisa dalla presidenza del gruppo rappresenta un'epurazione delle idee considerate non ortodosse sulla legge più importante, quella costituzionale. Si tratta di una palese violazione dell'articolo 67 della Carta». Pippo Civati è ancora più duro e accusa il premier e di aver «firmato» la sostituzione di Mineo con un sms a Luigi Zanda e di voler «eliminare il dissenso» di chi vuole che il Senato sia eletto dai cittadini. La replica ai senatori ribelli arriva da Maria Elena Boschi, che non prende nemmeno in considerazione l'ipotesi di andare incontro alle richieste dei dissidenti e sottolinea che il sì alle riforme è stato votato dagli elettori che hanno dato al Pd il 40,8%. «Noi andiamo avanti. I numeri per fare le riforme ci sono. Non ci fermiamo per 10 senatori» scandisce il ministro, che invita i dissidenti a decidere cosa vogliono fare e a spiegare all'assemblea dei senatori che si riunirà martedì prossimo perché si sono autosospesi. «Nessuno ha chiesto loro di autosospendersi. Dovranno essere loro a decidere se far parte del processo di riforme». Quanto alla riforma del Senato che non convince i dissidenti, la Boschi ricorda a tutti che c'è stato «un ampio confronto dentro al partito». Ma le parole più dure sono quelle del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti: «Tredici senatori non possono permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori e non possono bloccare le riforme che hanno chiesto gli italiani». E ancora: «Ci aspettavamo 20 persone, sono solo 13. Mineo ha tradito l'accordo con il gruppo. Siamo un partito democratico, non anarchico». La linea, insomma, è tracciata e indietro non si torna. Ad assicurarlo è anche il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini: «Almeno due direzioni nazionali e svariate riunioni del gruppo del Senato hanno indicato la strada scelta dal Pd per le riforme». Il dissenso rientrerà? Nel Pd la tensione è altissima e Gianni Cuperlo, che «spera» in una ricomposizione che appare comunque complicata, offre la sua soluzione: «Il gruppo riveda la decisione di sostituire Mineo ma lui deve rispettare le decisioni del gruppo nel voto in commissione. Poi, in aula, avrà modo di proseguire la sua battaglia...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA