Bloccò un volantinaggio Asa, chiesti 4 mesi per Cresto
PERTUSIO Quattro mesi di condanna per il primo cittadino di Pertusio, Antonio Cresto, difeso dall'avvocato Enrico Scolari, accusato di aver cercato di bloccare un volantinaggio a scopo sindacale di due dipendenti della ex Asa. Questa la richiesta avanzata dal pubblico ministero al termine della requisitoria avvenuta lunedì mattina. I fatti risalgono al 2011 quando il sindaco si trovava in prossimità di una nuova tornata elettorale per il rinnovo dell'amministrazione, che avrebbe visto in seguito la riconferma dell'imputato nella sua carica. Nello stesso periodo, però, l'Asa, la società che gestiva la raccolta rifiuti in Alto Canavese, viveva i suoi momenti più difficili, tanto che l'agitazione dei dipendenti era all'ordine del giorno. Nel caso presentato in tribunale, secondo l'accusa, due lavoratori dell'azienda canavesana si apprestavano ad apporre sui cassonetti di Pertusio volantini di protesta, nei quali veniva denunciata la situazione dell'azienda per la quale lavoravano e dove non si risparmiavano critiche alla posizione dei sindaci in merito alla vicenda. Secondo il pubblico ministero, Cresto avrebbe impedito il volantinaggio piazzandosi, prima, davanti al loro mezzo con la propria auto, poi impedendo ai due di uscire da un cortile e, infine, intimando loro di cessare l'attività sindacale. Tra gli addetti Asa ed il primo cittadino sarebbe nato un diverbio, tanto che sul posto arrivarono i carabinieri. In seguito, le due presunte vittime riferirono di essere persino state inseguite dall'imputato a bordo di una motocicletta. Da qui la denuncia al sindaco per sequestro di persona, ingiurie e minacce. A respingere ogni accusa è lo stesso imputato. «Quel giorno – riferisce Antonio Cresto – ho sorpreso due addetti dell'Asa che facevano volantinaggio sindacale con un mezzo dell'azienda, sia sui cassonetti che nelle cassette delle lettere dei cittadini. È una cosa illegale, così li ho fermati intimando loro di sospendere ogni attività in quanto autorità di pubblica sicurezza. Non ho mai insultato nessuno, né minacciato, anzi, le parole grosse le hanno avute loro». Una vicenda complessa, tanto che il magistrato Mariaclaudia Colangelo ha deciso di rinviare al 27 giugno la sentenza. (va.gro.)