I giudici su bimbo conteso «Torni a vivere in Italia»
di Vincenzo Iorio wALICE Luigi Zardo non vede suo figlio dal maggio del 2012, da quando la moglie è tornata in Ucraina portandosi dietro il bambino di appena quattro anni e mezzo. Da allora nessuno sa più niente del bambino e della donna. Ufficialmente, sono a casa dei genitori di lei, a Shytomyrska Obslast, ma nessuno è mai riuscito a rintracciarli. Nei giorni scorsi il tribunale di Ivrea ha dichiarato la donna, Teyana Gordiyenko, 35 anni, decaduta dalla potestà genitoriale e ha disposto l'immediato rientro in Italia del figlio e l'affidamento ai servizi sociali. «Mi auguro - dichiara l'avvocato di Zardo, Giancarlo Bertone - che quest'uomo possa finalmente rivedere il figlio. Ci attiveremo subito con l'ambasciata italiana in Ucraina affinché questa donna venga rintracciata. Non si può stare due anni senza poter vedere il proprio bambino». È il 2004 quando Luigi Zardo, di Alice Superiore, e Teyana Gordiyenko si sposano. Per i primi anni le cose tra i due vanno bene. Nel settembre del 2009 nasce il bambino. Poi le cose precipitano tra incomprensioni e ripicche. Nel settembre del 2011 Zardo viene denunciato per maltrattamenti; il processo è ancora in corso. Tre mesi dopo, la donna chiede al tribunale di Ivrea una pronuncia di separazione giudiziale (la causa è ancora in corso) e nell'aprile del 2012 i giudici dispongono l'affidamento condiviso del bimbo. Un mese dopo, però, Gordiyenko sottrae illegittimamente, come scrivono i giudici del tribunale di Ivrea, al padre il figlio tornando a vivere in Ucraina. Da quel giorno per Zardo è stato impossibile avere notizie del figlio, anche a causa della totale assenza di collaborazione da parte delle autorità ucraine in questi anni e questo nonostante l'attivazione della procedura prevista dalla Convenzione dell'Aja del 1980. La donna, infatti, risulta irreperibile all'indirizzo dei genitori, e mai nessuno è stato in grado di dare notizie sullo stato di salute del bambino. «Purtroppo, il sequestro di mio figlio in Ucraina per mano della madre e dei nonni materni - dice Luigi Zardo - non si interromperà di certo magicamente per via di questa sentenza, ma intanto un altro tassello importante nell'azione legale per il ripristino di diritti del fanciullo si è ottenuto, e non è poca cosa». Zardo ha già scritto al ministro di Giustizia chiedendo indicazioni su come procedere nell'interesse del minore mio figlio e nel rispetto della volontà dei giudici. «Credo sia poi più che mai opportuno che l'ambasciata italiana a Kiev faccia ogni tentativo opportuno di contattare direttamente Tetyana Gordiyenko. Per il bene di mio figlio mi auguro con tutto il cuore che il rimpatrio di mio figlio sia spontaneo e fatto in compagnia della madre, così come disposto dai giudici. Non voglio un trasferimento forzato».