IL MONITO AGRODOLCE DELLA UE
di FRANCESCO MOROSINI La Commissione, che è l'organo esecutivo dell'Unione europea, ricorda all'Italia che le problematiche della sua finanza pubblica permangono serie. È forse questa di Bruxelles una "gelata" nei confronti del premier italiano Renzi? No, sarebbe fuori luogo dirlo. Anzi, c'è un'apertura di credito consistente nella possibilità di rinviare il pareggio del bilancio pubblico. A Bruxelles, tuttavia, resta una sorta di preoccupazione allarmata, d'altronde condivisa dal governatore di Bankitalia Visco nelle sue recenti "considerazioni finali", per il permanere della crisi fiscale, potenzialmente rischiosa, dello Stato italiano. Del resto, si tratta di apprensioni che dovrebbero accomunare la Commissione alle famiglie e alle istituzioni bancario/finanziarie italiane che, detenendo all'incirca il 70 per cento del debito sovrano italiano, sulla tenuta dei conti del Belpaese ci giocano la loro stabilità finanziaria. Per questo la Commissione (peraltro in scadenza perché nata con la precedente Legislatura)va presa sul serio anche perché il messaggio di Bruxelles, nel richiamare al rigore finanziario, è ragionevole: difatti si limita ad affermare che, essendoci ora fiducia nell'Italia, è tempo che le promesse e i tanti impegni presi vadano attuati. Tutto ciò è diverso dal richiedere un'ennesima manovra correttiva; piuttosto, qui c'è la richiesta di passare dall'annuncio alla prassi del riformismo. Le raccomandazioni della Commissione ora passeranno al vaglio del Consiglio (è l'organo politico dell'Unione composto dai suoi capi di Stato e di governo) dove ovviamente l'Italia è presente ed ha il potere d'incidere. A patto, però, che eviti di giocarsi la credibilità pretendendo un "tutti liberi" (fine dei vincoli contabili) e proponga, all'opposto, un approccio che coniughi il rigore di bilancio, necessario per evitare il rigetto del nostro debito pubblico da parte dei creditori, alle esigenze dello sviluppo, come d'altronde impone l'esito delle recenti elezioni europee. Politicamente, il passaggio per il governo Renzi è arduo; nel senso che trovare le risorse per la crescita, onorare gli impegni presi con la precedente legge di stabilità (2014) e tagliare al contempo la spesa corrente, è cosa che impegnerà duramente, al varo della nuova legge di stabilità (2015), la maggioranza di governo, ovviamente messa a rischio dai tagli della spending review. In altri termini, la domanda è se il governo Renzi, grazie alla leadership conquistata, avrà la forza di reggere le inevitabili resistenze degli interessi colpiti; certo, qui lo aiuterebbe l'eventuale ripresa delle aspettative di crescita indotte da azioni concrete - in materia di mercato del lavoro; giustizia; infrastrutture - prodotte dal "nuovo" attivismo riformatore annunciato. Insomma, il Belpaese, uscito rafforzato dalle ultime elezioni europee, ha più margini di manovra di un tempo anche per il logorarsi dell'asse Parigi/Berlino, usurato sia dall'esito elettorale, perché diminuisce il potere di condizionamento della Francia sulla Germania, che dal continuo sforare di Parigi delle regole europee sul deficit. A condizione, tuttavia, che Roma sappia impostare un saggio rapporto con Berlino. Comunque, andrebbe evitata un'ulteriore manovra correttiva. La ragione è che la politica fiscale deve avere respiro temporale; diversamente, il continuo sovrapporsi di norme "aggiunge sabbia" agli ingranaggi di un'economia come la nostra già di suo poco brillante. L'Italia, ecco il punto, per ripartire necessita di azioni (le famose riforme) il cui costo iniziale può precedere i risultati (sviluppo): quindi, il governo Renzi ha motivo per chiedere una deroga dalle regole di bilancio europee; cosa del resto ammessa sia dal Fiscal Compact, per condizioni analoghe a quelle attuali del Belpaese, che dal rinnovato art. 81 (disciplina della finanza pubblica) della Costituzione repubblicana. Tutto ciò è possibile grazie al capitale di fiducia politica di Renzi; guai disperderlo illudendosi che in Europa sia giunto il tempo della moneta e della finanza "facili". ©RIPRODUZIONE RISERVATA