Call center, in duemila oggi scioperano
di Vincenzo Iorio wIVREA Basta con la delocalizzazione selvaggia e con l'assenza di regole. Oggi i circa duemila lavoratori dei call center canavesani (1.300 solo in Comdata) incroceranno le braccia. Da Ivrea a Chivasso a Pont-Saint-Martin gli addetti in outsourcing (esterni all'azienda committente) metteranno da parte cuffiette e computer per difendere il loro posto di lavoro, aderendo allo sciopero indetto dai sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil. Qualcuno di loro, un centinaio, questa mattina sarà a Roma per la manifestazione nazionale e per rivendicare i diritti dei 90mila addetti italiani. La situazione del call center in outsourcing è quanto mai drammatica. «A neanche 10 anni dal processo di stabilizzazione che, solo fra il 2007 e il 2008, ha prodotto più di 25mila regolarizzazioni di rapporti di lavoro - spiega Eric Poli, Slc Cgil - il comparto è nuovamente sull'orlo del baratro. Mentre nel Paese si discute di come creare occupazione stabile, il settore che più di tutti in questi anni ha saputo creare occupazione buona, rivolgendosi principalmente al mondo giovanile rischia oggi di crollare nel silenzio generale della politica e dell'opinione pubblica». I numeri sul territorio parlano chiaro: dieci anni fa a Ivrea i call center di assistenza ai clienti di Vodafone e Wind superavano i 1.200 addetti, oggi siamo sui 400. «Le grandi aziende tendono ad esternalizzare questo tipo di lavoro e le gare vengono indette con prezzi sempre più bassi - spiega Poli -. Complice la crisi, i committenti hanno iniziato a fare le gare per l'appalto dei call center al massimo ribasso, con un costo medio che andava al di sotto del costo contrattuale. Ma molte realtà hanno accettato lo stesso, nella speranza di poter compensare queste perdite con altri lavori». Sul piano sindacale mancano dei punti fermi per le gare di appalto dei servizi di call center. Molte aziende utilizzano la scorciatoia della delocalizzazione perché il costo del lavoro in Albania, Croazia o Romania è fino a dieci volte più basso rispetto all'Italia. «Inutile girarci intorno - conclude Poli - senza nuove regole anche in Canavese rischiamo di perdere centinaia di posti di lavoro». Con lo sciopero di oggi i lavoratori chiedono di migliorare le condizioni degli addetti ai call center garantendo continuità occupazionale; strutturare e consolidare il settore in modo che le aziende riprendano a competere sulla qualità, sull'efficienza e sull'innovazione in modo tale da premiare la meritocrazia e non la spregiudicatezza delle imprese.