Peculato da 3,2 milioni arresti domiciliari per l'ex ministro Clini
FERRARA Soldi del ministero dell'ambiente italiano, investiti nel progetto New Eden, in Iraq, per far rivivere l'area tra il Tigri e l'Eufrate, il biblico paradiso terrestre: 54 milioni stanziati per un progetto condotto da vari studi tecnici italiani. Una parte di questa somma, 3 milioni e 200mila euro, sono stati distratti - secondo l'accusa - dall'ex ministro all'ambiente Corrado Clini tra il 2007 e il 2011, quando ricopriva il ruolo di direttore generale del ministero. Così, con l'accusa di peculato, essersi cioè appropriato di soldi pubblici come funzionario pubblico, l'ex ministro è stato arrestato ieri e ora si trova ai domiciliari, nella sua casa a Roma. Con lui è stato arrestato a Padova (con lo stesso ordine di custodia del gip del tribunale di Ferrara Piera Tassoni su richiesta dei pm Nicola Proto e Filippo Di Benedetto) un ingegnere padovano, Augusto Calore Pretner, socio dello Studio Galli Ingegneria (Sgi) coinvolto nel consorzio Nature Iraq che gestiva il progetto di bonifica in quel paese. I due sono accusati di aver distratto dai fondi pubblici la somma che è stata contestata come prova del reato di peculato. Soldi rintracciati, dopo una indagine durata oltre un anno e partita l'estate scorsa, in un conto a loro riconducibile in una banca a Lugano, dove sono finiti dopo triangolazioni vertiginose per mezzo mondo. Il denaro infatti, secondo la ricostruzione fornita da procura e Finanza di Ferrara, veniva accreditato alla Nature Iraq (in Siria, ad Hamman), consorzio cui partecipavano lo Studio Galli e l'Iraq Foundation, una Ong con sede a New York: da qui i soldi venivano trasferiti in Olanda a una società di servizi di Amsterdam, la Gbc, che si prestava secondo gli inquirenti ad essere anche cartiera internazionale, producendo fatture per operazioni inesistenti. Queste fatture, poi, venivano girate a una società di ingegneria con sede a Ferrara e in diverse città d'Italia, la Med srl: proprio da questi passaggi, scoperti dalla polizia olandese e trasmessi a Ferrara, è nata l'inchiesta che ha portato agli arresti. I soldi da Amsterdam venivano fatti transitare a Dubai, alla Mashreq Bank, e ad ogni passaggio era dovuta una percentuale sulla somma globale, tra il 2% e il 5%. Infine i soldi venivano trasferiti in Svizzera, a Lugano, mentre tra le varie tappe intermedie delle triangolazioni di soldi e fatture vi erano deviazioni verso società situate nei paradisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi, per lavare i soldi e cancellarne la provenienza. Ma alla fine di questa girandola quei 3 milioni e 200mila euro sono stati scoperti in un conto riconducile a Clini e Pretner. Tutte le indagini seguono pure le ipotesi di reato di frode fiscale, corruzione e riciclaggio. In tutto sono una decina gli indagati dell'inchiesta e, oltre questi, anche tre persone sottoposte ad indagine in Svizzera.