Expo, un giro di mazzette di due milioni

di Luca De Vito wMILANO Oltre due milioni di euro. A tanto ammonterebbe il giro di presunte mazzette che la "cupola" chiedeva agli imprenditori per assegnare gli appalti di Expo e Sogin. Una cifra quantificata per la prima volta da Sergio Cattozzo, ex esponente dell'Udc e tra gli indagati, nell'interrogatorio di ieri (durato 5 ore) davanti ai pm di Milano. I dettagli trapelati si riferiscono in particolare a un appalto dal valore di circa 90 milioni per cui il costruttore vicentino Enrico Maltauro avrebbe promesso una percentuale dell'1,5 per cento, ovvero un milione e mezzo di euro. Una grossa torta da cui mangiavano tutti. «Ho preso quei soldi, ma erano regalie». Con queste parole ha provato a giustificarsi davanti ai giudici Gianstefano Frigerio, l'ex parlamentare Dc finito in manette e ritenuto dai pm al vertice della cupola, il 12 maggio scorso. Mazzette che per Maltauro erano l'unico modo per "ungere" gli ingranaggi burocratici che - dall'Esposizione universale alla sanità - assegnavano appalti milionari. Al telefono, per definire questi passaggi di denaro, alcuni degli indagati usavano il termine "relazione", un modo criptico per non farsi scoprire, secondo la guardia di finanza. Il 10 aprile scorso, intercettato al telefono con tale Giovanni Vezzaro, Maltauro diceva: «Allora senta martedì se ci vediamo un momento tanto io credo che lei mi possa dare una relazione no?». E il giorno dopo, parlando con tale Biagio Pagano, diceva ancora: «Poi a me mi serve che tu mi porti la relazione finale». Con gli interrogatori di queste settimane, sono cominciate ad arrivare le prime ammissioni da parte degli indagati. A collaborare è stato in particolare l'ex manager dell'Expo Angelo Paris, che ha ammesso di aver truccato le gare d'appalto e di averlo fatto, sbagliando, per vantaggi di carriera e protezioni politiche. Primo Greganti (ex funzionario del Pci) invece ha negato ogni tipo di accusa, così come Luigi Grillo (ex senatore del Pdl) il quale ha spiegato che i soldi arrivati da Maltauro erano un «sostegno elettorale». Nel frattempo, sulla vicenda di Greganti si sta aprendo un nuovo caso, quello relativo alle sue presunte frequentazioni con alcuni parlamentari. Alla luce dei primi dettagli sulle inchieste, il presidente del Senato Pietro Grasso aveva formalmente richiesto nei giorni scorsi alla procura di Milano «ogni utile elemento di dettaglio riguardante le date e gli orari in cui il Signor Greganti sia stato eventualmente osservato fare ingresso o uscire da palazzi del Senato, e indicazioni precise di quali specifici palazzi e ingressi si tratti». Ieri, con una nota scritta, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati ha fatto sapere che «non è mai stato svolto alcun servizio di osservazione di polizia giudiziaria», e che Greganti non è mai stato pedinato. Ma «agli atti risulta un'intercettazione del 19 febbraio scorso in cui Greganti riferisce a Cattozzo "adesso ho finito una riunione al Senato", e che la posizione dell'utenza di Greganti risulta nei pressi di Palazzo Madama». I principali protagonisti dell'inchiesta rimangono in carcere. Il gip di Milano Fabio Antezza ha respinto la richiesta di domiciliari presentata dagli avvocati dell'ex senatore Pdl Luigi Grillo, in cella dall'8 maggio. Stessa cosa aveva fatto per Frigerio: in quel caso il giudice aveva sottolineato il persistere di «eccezionali esigenze cautelari» e che l'ex parlamentare non mostrava alcun segno di «resipiscenza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA