Lea Garofalo, mamma coraggiosa contro la mafia e la famiglia

IVREA Il 24 novembre 2009 Lea Garofalo viene uccisa a Milano per mano della ‘ndrangheta. Nasce e cresce in una famiglia di boss e nel 2002 decide di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella dell'ex compagno, anche lui mafioso, Carlo Cosco, dal quale aveva avuto una figlia, Denise. Le due donne entrano a far parte del programma di protezione testimoni, ma tutto ciò non è sufficiente poiché, tra i criminali, le giuste punizioni sono quelle che si pagano con la vita. La sera del 24 novembre, dopo esser stata attirata da Cosco con l'inganno in via Montello 6, a Milano, Garofalo viene rapita da Massimo Sabatino (uno spacciatore di Quarto Oggiaro) e Carmine Venturino (ex fidanzato di Denise Cosco), i quali consegnano la donna a Vito e Giuseppe Cosco che tortureranno, uccideranno, legando e strangolando, e poi bruceranno Lea Garofalo. Solo successivamente, grazie alle informazioni di Carmine Venturino, si troveranno i suoi resti in un terreno di San Fruttuoso, a Monza. La storia di Lea è stata raccontata in maniera impeccabile dalla giornalista e redattrice di Narcomafie, Marika De Maria, nel libro La scelta di Lea, presentato all'Officine H, durante la serata voluta fortemente da Libera e dall'associazione Casa delle donne. Lucia Grillo, di Libera, ha spiegato che la collaborazione è nata per «collegare il discorso di Lea, una donna uccisa dalla violenza degli uomini, con il tema che da sempre porta avanti Libera, cioè quello della mafia». In rappresentanza della Casa delle donne, pronte a rispondere alle domande dei presenti, Ottavia Mermoz e Letizia Carluccio. Nel libro di Marika De Maria non vi è soltanto la storia di questa mamma coraggiosa che ha cercato di dare un futuro migliore alla figlia, ma si trova anche un racconto dettagliato delle vicende processuali che ruotano intorno all'omicidio. «Il processo terminò nel 2012 con la condanna all'ergastolo di tutti e sei gli imputati (Carlo, Giuseppe e Vito Cosco, Carmine Venturino, Massimo Sabatino e Rosario Curcio ndr)- ha spiegato De Maria –. Solo in appello le condanne divennero quattro. Gli imputati vennero accusati di sequestro di persona, omicidio e distruzione di cadavere ma, durante il processo non si nominò mai il 416 bis e non venne richiesta l'aggravante mafiosa». Ciò significa che Garofalo, a oggi, non viene considerata una vittima della mafia. «Il 416 bis – ha concluso De Maria - è stato voluto fortemente da Pio La Torre ma, come viene spiegato nell'introduzione del libro da Nando Dalla Chiesa, al Nord non viene quasi mai menzionato nei processi e, così, si viene a creare un distacco netto tra settentrione e meridione». Il libro è dunque un volume avvincente che, in otto capitoli, racconta la forza e la determinazione di una donna che ha avuto il coraggio di ribellarsi alla mafia e alla sua famiglia. Sara Pavan