Crisi in Regione Il braccio di ferro continua a oltranza
AOSTA Si è conclusa come da previsioni, con un nulla di fatto, la seduta di lunedì del Consiglio regionale. L'assise è teatro da due settimane di un duro braccio di ferro tra maggioranza e minoranza. Uno stallo che blocca di fatto l'operatività dell'assemblea e che dura dal 26 marzo scorso quando è passata la risoluzione che chiedeva le dimissioni del presidente Augusto Rollandin e della sua giunta, sostenuta da Union Valdotaine e Stella Alpina. Le forze di opposizione non si sono presentate in aula facendo mancare il numero legale minimo per dichiarare aperta la seduta. E così - giusto il tempo di constatare la presenza di appena 16 consiglieri, con le assenze di Ego Perron, in missione all'estero e di Leonardo La Torre, in rotta con il movimento rossonero - la presidente Emily Rini si è limitata ad aggiornare l'assemblea a venerdì prossimo dopodomani, 11 aprile. Una seduta-lampo durata appena due minuti. L'opposizione (Pd, M5s e gli autonomisti di centro sinistra Alpe e Uvp) ha annunciato l'intenzione di avanzare una proposta di programma di governo alternativo al quale il M5s partecipa con un contributo di idee. Il documento programmatico della minoranza sarà presentato venerdì a ogni singolo consigliere e non ai partiti. Non sarà dunque avanzata una mozione di sfiducia costruttiva come richiesto dalla maggioranza e dal regolamento. L'opposizione tenta così di stanare qualche franco tiratore cercando di minare ulteriormente il precario equilibrio in cui versa la maggioranza. Certo è che se fallirà anche questo tentativo, la strada verso le elezioni anticipate appare ormai l'unica alternativa certa. Intanto, pare certo che la seduta possa regolarmente svolgersi dopo due fumate nere. Il consigliere Uv Leonardo La Torre, ha dichiarato la sua intenzione di presentarsi dopo aver volutamente disertato le ultime due convocazioni portando la maggioranza sotto la fatidica soglia dei 18 consiglieri. «Venerdì prossimo sarò in aula - ha dichiarato La Torre - Il documento della minoranza? Vediamolo. Deve essere aperto, l'inizio di un dialogo, e non deve essere dei 17 e basta. Inoltre deve essere di buon senso, con elementi d'interesse collettivo e in grado di sciogliere dei nodi, a partire dalla riduzione del numero dei consiglieri e dallo stop ai contributi per i gruppi consigliari». (a.a.)